Il codice segreto della quinta lettera

Il mistero si infittisce intorno a un simbolo-chiave di Delfi, la «E» incisa sul tempio di Apollo. Perfino Plutarco, «vaticanista» di Delfi (servì al santuario a lungo come sacerdote) non ne sa più di noi, e si limita a formulare ipotesi. Quinta lettera dell’alfabeto, forse indicava il sacro numero cinque, somma del primo pari-femminile, due, e del primo dispari-maschile, tre. Era il numero vero dei Saggi, quando ne furono espulsi due, rei di tirannide, dal club canonico dei Sette, che nell’elenco di Platone sono Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, Solone di Salamina, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, Chilone di Sparta. In greco antico così si pronunciava ei, «se», codice linguistico dell’interrogazione e dell’ipotesi, perché Apollo è una banca-dati, e soprattutto un dialettico. Ma equivaleva anche a eithe, «magari, voglia il cielo!», l’approccio di ogni supplica. Nella lingua greca antica significava anche «tu sei»: riconoscimento del vero essere, attribuito al dio, contrapposto al nulla umano: viatico di sincera sapienza.