Cofferati, dopo la bomba arriva la lezione di Veltroni

Claudia B. Solimei

da Bologna

Il giorno dopo il plico esplosivo degli anarco-insurrezionalisti recapitato al sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il centrosinistra torna a dividersi sulla battaglia legalitaria lanciata come sfida interna all’Unione dall’ex numero uno della Cgil e che ora rischia di prestare il fianco a nuove ondate di violenza.
A prendere le distanze dal Cinese è stato ieri il sindaco di Roma, Walter Veltroni: «È necessaria la legalità ma anche la solidarietà» ha detto a proposito delle polemiche sugli sgomberi. E poi ha aggiunto: «Io posso dire che a Roma in 4 anni abbiamo spostato migliaia di persone, chiuso diversi campi nomadi attraverso un lavoro faticoso e complesso che però tendeva a unire, credo, come tutti i sindaci vogliono». A Bologna, invece, l’effetto è stato per il momento opposto, con Rifondazione e i Verdi vicini a dire addio alla maggioranza e una escalation di malumori e proteste di piazza. Da Matera, ha fatto eco a Veltroni il leader del correntone Ds, Fabio Mussi, vicepresidente della Camera: «Esprimo solidarietà al sindaco di Bologna - ha detto riferendosi al fallito attentato - ma auspico anche che prenda esempio dal sindaco di Roma Walter Veltroni che ha trovato soluzioni ai problemi di marginalità e disagio senza ricorrere alle ruspe».
Divisa sulla legalità, l’Unione non si ricompatta nemmeno sul significato da dare al fallito attentato al Cinese, con qualcuno che pianta un paletto tra scontro politico e violenza e altri che vedono invece una pericolosa contiguità tra i due fronti. «Non c’entrano nulla con il dibattito, anche aspro, che c’è in questi giorni. Spero che questi terroristi vengano individuati e arrestati» ha sottolineato Cofferati che, sommerso da messaggi di solidarietà, ha detto che non si lascerà intimidire e andrà avanti con il suo programma law and order. Anche i Ds di Bologna hanno eslcuso ogni rapporto tra i due fronti, mentre la sinistra radicale e antagonista, Rifondazione comunista in testa, non solo ha preso le distanze dall’episodio, ma ha lanciato l’allarme sul rischio di criminalizzazione del movimento che si batte contro le ultime scelte del sindaco. Di tutto altro avviso, però, la Margherita, in un editoriale pubblicato ieri su Europa, il giornale di partito: «Ci siamo - si legge -. Prima Cofferati fa incazzare Rifondazione, e ancora siamo sulla politica. Poi arriva uno stupido che vorrebbe fare capodanno in anticipo e spedisce un po’ di pirite al sindaco “stalinista”. Questo perché la questione della sicurezza non esisteva...». E ancora: «Cofferati non viene minacciato per questa o quella decisione, ma perché risulta insopportabile una politica di legalità e di ordine che venga da sinistra».
Per il partito di Rutelli e Prodi, insomma, quest’ultimo finito anche lui nel mirino degli anarco-insurrezionalisti nel dicembre del 2003 con un libro incendiario, esiste eccome un rapporto di causa-effetto tra la battaglia sulla legalità dell’ex numero uno della Cgil e quanto avvenuto a Bologna. «Siamo sulla strada giusta - continua Europa -, quella che consentirà agli italiani di apprezzare la differenza tra una forte capacità di governo e un radicalismo protestatario e marginalizzato». E proprio ieri il Professore ha telefonato a Cofferati: «Siamo compagni di bomba» gli ha detto scherzando sullo scampato pericolo.
Che il clima sia surriscaldato, a Bologna, è un dato di fatto: anche ieri c’è stata una manifestazione di protesta con un manipolo di studenti universitari che stanno occupando un’aula della facoltà di Economia a fischiare e coprire di insulti l’inno di Mameli suonato durante la festa nazionale delle forze armate in piazza Nettuno. Questa mattina, invece, entreranno in azione i Disobbedienti in un supermercato del centro contro il carovita. Niente a che vedere con i pacchi-bomba, ovviamente. Ma Gianluca Galletti, consigliere comunale e capogruppo dell’Udc in Regione, ha chiesto al sindaco di presentare un ordine del giorno bipartisan sulla legalità per dare un messaggio forte e unitario alla città.