«Cofferati? Una delusione». Parola di compagno

da Milano

«In campagna elettorale attraversava la città in bicicletta, si fermava a parlare con la gente, aveva promesso che Bologna sarebbe diventata una delle capitali italiane della cultura. Ma adesso chi lo vede più? La cultura, poi... Un disastro! E sa quanto mi costa ammettere che Sergio Cofferati, come sindaco, è una colossale delusione? Ma è così, chieda in giro, sentirà solo mugugni d’insoddisfazione».
Il compagno Stella Rossa non ci sta. Stefano Bicocchi, in arte Vito, a 49 anni è forse il comico bolognese che più ama cogliere gli umori della sua città. In questi giorni, al teatro stabile «l’Arena del Sole» di Bologna, Vito fa il tutto esaurito ogni giorno (16mila persone in meno di un mese) interpretando Stella Rossa, un nostalgico operaio comunista vecchia maniera che vive in famiglia con una sorella iscritta a Forza Italia. «Per stigmatizzare la situazione del Paese, diviso a metà tra due forze politiche» spiega lui che quel personaggio adesso l’ha portato anche alla «Tintoria» su Raitre.
Un feeling con il pubblico che pare non sia sbocciato, invece, con il sindaco Cofferati. Ma non eravate amici quando il Cinese era segretario della Cgil?
«Sì, ma già l’anno scorso, forse per paura di essere criticato pubblicamente dai bolognesi, aveva snobbato lo spettacolo “Il grande caldo” nel quale, nella parte dell’idraulico Buganè, io andavo a riparare un bagno proprio a casa sua, a casa del sindaco di Bologna e in parte criticavo l’amministrazione. Buganè non riesce a parlare al sindaco e, alla fine dei lavori, non può nemmeno stringergli la mano: glielo impediscono i suoi burocrati, dicendogli che, anche per quel semplice gesto, bisogna prendere un appuntamento. Ecco: Cofferati ha messo un muro tra i bolognesi e le istituzioni. E ci ha deluso».
Che significa? In che cosa Cofferati ha deluso i bolognesi?
«Il suo ruolo sociale è totalmente inesistente. Non lo si vede mai in giro, non ha alcun contatto con la gente, nessuno riesce a incontrarlo, neanche chiedendo un appuntamento. Fare politica per un sindaco significa stare in mezzo alle persone, cercare anche momenti d’incontro al di fuori delle istituzioni come, del resto, lui stesso prometteva in campagna elettorale. E invece Cofferati non solo non sostiene le iniziative culturali dei bolognesi, quelle che vengono create da e per la gente, ma ha scelto anche un assessore alla Cultura, Angelo Guglielmi, che non riesce o non vuole comunicare con le persone e, oltre alla bella mostra su Annibale Carracci - un evento elitario - in tre anni non ha mai creato un vero momento di aggregazione prettamente “bolognese”. Insomma: il Cinese ha disatteso completamente i due punti sui quali aveva fondato la sua politica preelettorale e per i quali ha vinto ed è diventato primo cittadino di Bologna: il contatto del sindaco con la gente e l’esplosione della cultura. Un disastro per una città con un patrimonio fatto soprattutto di contatti umani come la nostra. La mia esperienza personale la dice lunga».
Ce ne parli.
«Il dialetto fa parte della nostra cultura è una sorta di identificazione del luogo dove siamo nati e che a Bologna è fortissima. Con la “Loop” creazioni multimediali abbiamo creato il primo cartone in animazione digitale parlato nel nostro dialetto. S’intitola “Pizunèra” (Piccionaia, ndr) e racconta la storia di un piccione di piazza e di una gazza che lo avvicina per fargli un’intervista, spacciandosi per un’incaricata del comune che deve fare sondaggi per migliorare la qualità dei servizi. Non solo il Comune non ha dato il suo appoggio economico, ma nessuno degli amministratori della coalizione di sinistra, seppur invitato, è venuto alla presentazione, tantomeno Cofferati o Guglielmi. Insomma: il nostro lavoro è stato snobbato completamente dalle istituzioni. I bolognesi, invece, ne hanno decretato il successo: 1.500 copie vendute in due giorni. Per Bologna è un fatto straordinario... Walter Veltroni un prodotto come questo l’avrebbe portato in Campidoglio!».
E poi c’è la vicenda di Moana Pozzi nel tanto discusso presepe voluto dal sindaco. Lei Vito con Moana ha lavorato a Matrioska e all’Araba Fenice. Che ne pensa?
«Penso che il cardinale Carlo Caffarra abbia fatto benissimo a non andare a vederlo. Una cosa è fare un presepe, un’altra è farlo per far parlare di sé. Moana non era una prostituta e non doveva redimersi. Un presepe così è una scelta non intelligente».