Cofferati diventa un peso, il Pd non lo vuole più

Il declino del sindaco uscente di Bologna, che ha deciso di trasferirsi a Genova. Chiede un seggio a Bruxelles, ma la Bresso si oppone. E lui si vendica "gufando" contro il successore: "Delbono? Io lo voterò a prescindere ma non ha né un programma né una coalizione"

«Vengo anch'io. No, tu no». Povero Sergio Cofferati. Quando era segretario della Cgil portò in piazza (si disse) un milione di persone. Oggi nessuno dei suoi lo vuole tra i piedi. Il Pd punta su di lui per le Europee nel collegio Nord-Ovest? La governatrice piemontese, Mercedes Bresso, si ribella («O lui o io») e il Cinese cede, ma insiste: «Faccio il papà, ma non voglio stare fermo. Ho ancora energie da spendere».
A Bologna ha già dato il benservito al suo successore, Flavio Delbono, dicendo che lui lo voterebbe «a prescindere», come Totò, «ma siccome non ha un programma e non ha una coalizione» è difficile che altri lo seguano come ai tempi della Cgil. Anche perché il povero Delbono ha già incassato l'endorsment personale dell'ex premier Romano Prodi, che non ha lasciato bei ricordi in città e alla nazione.
Non che Cofferati, nato a Cremona e scaraventato a forza sotto le Due Torri, abbia fatto meglio. Anzi. La sua rinuncia alla ricandidatura per la nascita del figlio Edoardo ha lasciato nel panico il centrosinistra. Del suo mandato passeranno alla storia le botte tra polizia e studenti davanti al Comune, la battaglia in aula sui lavavetri, lo sgombero dei campi rom, l'arresto di tre no-global che avevano «okkupato» un palazzo, la linea dura sui centri sociali, un pacco bomba in municipio. E gli epici scontri con la Cgil bolognese sul bilancio, con il cantante Lucio Dalla, sottoposto a un'umiliante mezz'oretta di anticamera e persino con la vedova del giuslavorista Marco Biagi. L'ultima spallata gliel'ha data la Cisl, contraria alla partecipazione del Comune di Bologna allo sciopero Cgil del 4 aprile perché «inopportuna». All'ultima non andò («Sono sindaco di chi sciopera e di chi no», disse), ora che è sostanzialmente disoccupato, chissà.
Sono lontani anche i tempi delle imitazioni in tv, quando a Quelli che... il calcio? il Max Giusti-Cofferati con la stella da sceriffo sulla giacca e modellini di ruspe sulla scrivania parlava come Tex Willer e si faceva chiamare «podestà». Ma se Cofferati rischia l'emarginazione, è forse anche un po' colpa dei certi «proclami». Come il sonoro «sono convinto che Prodi ce la farà a governare», pronunciato il giorno della vittoria dell'Unione. O quando si congratulò con il Bologna calcio dell'allora nemico Alfredo Cazzola per «la bellissima partenza» in campionato (vittoria in trasferta a San Siro contro il Milan). Per chi non lo sapesse, oggi il Bologna rischia la serie B.
E pensare che Cofferati ha sbagliato persino il «suo» pronostico: «La mia famiglia ed io abbiamo deciso di restare», disse ai giornalisti il 29 maggio dell'anno scorso, «per trasformare questa città e la sua comunità». Invece scelse di trasferirsi a Genova. Suscitando l'ilarità di Beppe Grillo: «Si trasferisce qui? Genova è la città adatta per archiviarsi». Amen.
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