Cofferati fa marcia indietro sulla moschea

Il sindaco di Bologna revoca il via libera alla costruzione di un grande tempio islamico. Soddisfatta la Curia, il centrodestra esulta. L’ex leader della Cgil si inventa un "percorso partecipativo" per evitare il referendum sostenuto dalla Lega. Preoccupata la comunità musulmana

Bologna - Accusato di svendere del terreno pubblico, attaccato dalla Curia, con un quesito referendario che incombeva e rischiava di travolgerlo, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha revocato la delibera con cui prima dell’estate aveva dato il via libera a una permuta di terreni tra il Comune e il Centro di cultura islamica di Bologna per la realizzazione di una grande moschea.

Esultano l’opposizione di centrodestra, e in particolare la Lega. «La revoca della delibera - ha commentato l’ex ministro leghista Roberto Castelli - è la vittoria del popolo contro i voleri di una classe politica distante anni luce dai bisogni, dalla cultura e dalla tradizione della nostra gente». Entusiasta il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che aveva lanciato la provocazione di un «maiale day» anti-islamico: «Vittoria! Ne è valsa la pena». Soddisfatta anche la Curia bolognese: «Il Comune ha recepito l’umore della gente». Isabella Bertolini (Forza Italia) però non si fida: «È un timido passo avanti, attenzione ad abbassare la guardia. La sinistra rispetti il sentimento della comunità».

Fredda e preoccupata, invece, la reazione della comunità musulmana di Bologna: «Chiederemo un incontro per capire cosa è successo - ha detto Radwan Altounji, il presidente del Centro di cultura islamico affiliato all’Ucoii -. Siamo aperti ad altre proposte, ma siamo delusi da questa città, a cui non abbiamo mai fatto nulla di male».

Cofferati, comunque, ha annunciato l’inizio di un «percorso partecipativo»: per stabilire come e dove sorgerà la moschea, che comunque sarà ridimensionata, la parola passa a comitati dei residenti, comunità islamica, associazioni di quartiere che entro il 18 ottobre dovranno presentare delle proposte, al vaglio poi del Consiglio comunale che deciderà entro il 30 ottobre. «È stato deciso questo percorso - ha spiegato -, fermo restando che la nostra intenzione è fare la moschea». Ma perché il confronto non è stato fatto prima? «L’iter partecipativo - la risposta del sindaco - è nato durante la discussione, non era stato richiesto in precedenza».

Eppure l’opposizione al minareto al Caab, un terreno vicino al mercato ortofrutticolo, alla periferia nord della città, si era manifestata dal principio, fino a sfociare giorni fa in una contestazione alla Festa dell’Unità e in un’accesa assemblea di quartiere. «Se c’è una critica che mi faccio - ha ammesso l’assessore all’Urbanistica, il ds Virginio Merola - è di avere sottovalutato le reazioni».

Ma a costringere il Comune alla retromarcia è stata la battaglia amministrativa ingaggiata contro la permuta di terreni voluta dalla giunta: in cambio di 7mila metri quadrati in una zona semiperiferica, il Comune si era impegnato a cedere 52mila metri quadrati all’estrema periferia, su 6mila dei quali doveva essere costruita la moschea, un bazar e delle strutture sportive. Lo scambio era l’oggetto di una proposta di referendum presentata dalla Lega anti-diffamazione cristiana, sostenuta dalla Lega nord, in cui si accusava il Comune di avere svenduto il suo terreno. A giorni era attesa la decisione sull’ammissibilità.

Appoggiati dai rispettivi partiti, i protagonisti dell’offensiva anti-moschea sono stati due «peones»: un giovane deputato della Lega Nord, Gianluca Pini, 34 anni, al suo primo mandato, e un poco più anziano consigliere comunale di Forza Italia, Lorenzo Tomassini, avvocato. «Abbiamo messo all’angolo Cofferati - esulta Pini -, per lui annullare quell’atto era l’unica via di uscita. Abbiamo evitato che si costruisse una “islamopoli” a Bologna, ma loro hanno impedito che si facesse in città il primo referendum in Italia su una moschea». Il leghista ha lanciato per il 29 settembre un pellegrinaggio di ringraziamento al Santuario della Madonna di San Luca: «Sono invitati tutti i cittadini di buona fede e quelli che non sopportano l’arroganza di Cofferati».

L’azzurro Tomassini, invece, che per mesi ha passato al setaccio i documenti scovando pasticci e irregolarità, brinderà in piazza Maggiore: «È stata una bella azione di opposizione di tutta la Casa delle libertà» assicura, mentre promette nuove battaglie: «Il Comune, per una stima di permuta sbagliata, ha speso decine di migliaia di euro, qualcuno dovrà pagare».