Cofferati: Irpef più cara? Colpa della Finanziaria

Studio del «Sole-24Ore»: la stretta sui balzelli locali annulla i vantaggi degli assegni familiari

da Roma

«I sindacati mi attaccano perché sono in difficoltà: sono partiti con un giudizio enfatico sulla Finanziaria, quasi fosse stata scritta a quattro mani; ma ora, di fronte agli effetti sulle finanze di Regioni e Comuni, non riescono a trovare il bandolo della matassa. La Finanziaria, che avevano giudicato positivamente, porta alle addizionali, ai ticket, al caro bollo». Sergio Cofferati, nel mirino della «sua» Cgil, oltre che di Cisl e Uil per l’aumento della tassazione locale a Bologna, non ci sta. Avete fatto il tifo per la Finanziaria? Ora ne vedete le conseguenze, replica secco ai sindacati. E aggiunge: «Le tasse riguardano tutte le categorie, e non sono oggetto di contrattazione».
Nell’Emilia «rossa» gli aumenti delle addizionali sono generalizzati, non riguardano solo Bologna. Giorno dopo giorno, le conseguenze vere della Finanziaria si abbattono sui portafogli dei cittadini, a prescindere dal loro reddito. Il quotidiano economico Il Sole-24Ore sta spulciando i conti: dapprima ha rilevato come l’impatto delle addizionali locali sull’Irpef comportino un aumento netto della tassazione a partire dai 20mila euro annui a Bologna, dai 25mila euro a Roma e dai 40mila euro in poi in tutte le grandi città. Adesso i tecnici del giornale confindustriale calcolano che neppure gli assegni familiari si salvano dalle addizionali. Se è vero che per tutti i single non c’è scampo (se il loro Comune di residenza decide un aumento di addizionali, la tassazione complessiva aumenta inesorabilmente), dai calcoli del Sole emerge che per molti nuclei familiari i decantati sgravi fiscali si riducono al lumicino. Un esempio per tutti: per il contribuente con reddito da 20mila euro, moglie e due figli il prelievo Irpef statale diminuisce di 191 euro; ma con le addizionali, il prelievo complessivo aumenta di 31 euro. Il nostro capofamiglia si salva solo con gli assegni familiari, per arrivare a un minor pagamento di solo 67 euro l’anno: circa 5 euro al mese.
In questo contesto suonano ridicole le parole pronunciate ieri dal ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi: «Il 90% dei lavoratori dipendenti riceverà benefici dalla Finanziaria sotto forma di detrazioni fiscali e assegni familiari». In realtà, il combinato disposto di tagli minimi dell’Irpef nazionali e forti aumenti delle sovrattasse locali fa sì che, alla fine, quasi tutti i cittadini vengano colpiti. «Se si confermano gli aggravi Irpef regionali e comunali, tutti i lavoratori single avranno in gennaio una busta paga più leggera», accusa il segretario nazionale dei metalmeccanici della Cgil, Giorgio Cremaschi. La Fiom-Cgil ha fatto i calcoli, dai quali risulta che tutti i lavoratori senza moglie e figli, ma anche quelli con figli a carico e reddito sopra i 35mila euro, «avranno una riduzione del salario netto». A questo si aggiungono i ticket sanitari, l’aumento delle imposte sui servizi e sui trasporti, la rivalutazione delle rendite catastali: secondo la Fiom, siamo intorno a 280 euro in meno l’anno. «L’aumento delle tasse colpisce anche i redditi bassi», conferma il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo. E la Cisl chiede la «revoca» dei nuovi ticket sanitari. Ma dov’erano Cgil, Cisl e Uil quando il «governo amico» scriveva la Finanziaria?
In compenso, a partire dal 2008, le deduzioni alla base imponibile Irap legate al cuneo fiscale comporteranno per le imprese un risparmio medio del 26,7%. Lo calcola il Centro studi della Confindustria. In termini di carico fiscale complessivo, però, il risparmio viene quasi annullato nelle cinque Regioni in deficit sanitario, che hanno aumentato l’aliquota dell’Irap.