Cofferati moltiplica gli assessori e i compensi per i consiglieri

Il sindaco di Bologna ottiene il via libera alla riforma dello statuto che peserà sulle casse del Comune per mezzo milione di euro: «Compenserò quei costi»

Claudia B. Solimei

da Bologna

L'aumento dei costi? «Quello alla fine si compensa». Ma come? «Un ragionamento da fare nei prossimi giorni». Parola del sindaco di Bologna Sergio Cofferati che lunedì, con ben tre votazioni unanimi in Consiglio comunale, ha ottenuto il via libera ad alcune modifiche dello statuto del Comune, tra cui l'allargamento della giunta fino a 16 assessori, che ora si fermano a dieci, in virtù di un adeguamento alla normativa nazionale per le città della grandezza di Bologna. Ma non è tutto: le novità riguardano anche l'aumento del finanziamento ai gruppi consiliari, «secondo un criterio di proporzionalità rispetto alle risorse destinate alla giunta comunale», e l'eliminazione del tetto di due gettoni di presenza giornalieri (70 euro ciascuno) per i consiglieri comunali. Insomma, una riforma che non potrà non pesare sulle casse del Comune, nonostante le rassicurazioni del primo cittadino: soltanto arrivare a 16 assessori significherebbe un esborso di almeno 500mila euro in più all'anno, visto che solo le spese vive di un assessorato si aggirano sui 76mila euro, escluso l'affitto di un ufficio, le auto blu, il personale a disposizione. Ma politicamente la riforma ha un obiettivo importante per la tenuta del governo di Cofferati: l'aumento del numero di assessori servirà a riportare in giunta i cespugli dell'Unione oggi non rappresentati, tra cui Rifondazione comunista, i verdi, l'Italia dei valori e la Rosa nel pugno.
Dopo mesi di campagna martellante sui tagli dei finanziamenti agli enti locali da parte del governo Berlusconi e la scarsità di risorse che ha portato l'amministrazione, tra mille polemiche, perfino ad accorciare l'orario di apertura della più grande biblioteca comunale, ieri gli assessori di Cofferati hanno preferito glissare sul tema delle spese al termine della riunione di giunta: «Ci sono le premesse per una razionalizzazione dei lavori del Consiglio, che non necessariamente devono portare a un aumento dei costi dell'amministrazione» ha detto il dl Giuseppe Paruolo, che però ha aggiunto di non conoscere «i dettagli del finanziamento» ai gruppi. Non contento, il rappresentante dl è andato oltre: «Secondo me potrebbero esserci anche dei risparmi». Più cauta la ds Milli Virigilio, assessore all'Istruzione, che si è limitata a parlare di «passi che dovevano essere fatti», mentre l'intesa bipartisan «appartiene alle mediazioni politiche». Ma qualcuno ha già fatto i conti, è stato chiesto? «Spero di sì, ma è un compito che spetta alla segreteria generale» ha risposto l'assessore al Bilancio Paola Bottoni, anche lei dei Ds, prima di andare via.
Il via libera agli aumenti è arrivato in Consiglio comunale anche con i voti del centrodestra, che ha ottenuto di agganciare le risorse dei gruppi consiliari alle spesa per la giunta: «Un modo per garantire maggiormente il lavoro della minoranza» assicuravano al momento del voto alcuni consiglieri della Cdl.
Nonostante le sirene d'allarme dei mesi scorsi, del resto, le risorse al Comune non mancano: da poco, infatti, è stato reso noto un avanzo di bilancio per il 2005 di quasi 10 milioni di euro. Risorse su cui tuttavia puntano gli occhi in molti in città: a partire dai sindacati che, per la prima volta nella storia di Bologna, a dicembre non firmarono l'accordo sul bilancio a causa di alcune voci mancanti, tra cui l'apertura di un asilo nido e di un centro per l'handicap. Ma anche l'opposizione è già salita sulle barricate: «Dall'entità dell'avanzo di bilancio 2005 si evidenziano, in maniera palese, le bugie sin qui pronunciate dal sindaco Sergio Cofferati - afferma il deputato bolognese dell'udc Gianluca Galletti -. Il quale, in varie occasioni, a giustificazione di sue evidenti incapacità lanciò ripetuti allarmi sui presunti tagli ai fondi che il governo ha trasferito al Comune di Bologna». Ora, è questo l'invito, con quei soldi «amministri la città». Non prima, però, di avere rimesso mano alla sua giunta: l'allargamento ai partiti oggi esclusi diventerà realtà a settembre.