Cofferati mostra il bastone anche agli alleati

«Corteo di studenti? Non ho mai visto tanti fuori corso». La Procura apre un fascicolo per lesioni e resistenza

Stefano Filippi

nostro inviato a Bologna

Impalcature, ponteggi, teli di plastica, pennelli e bidoni di colore: l'ingresso agli uffici di Sergio Cofferati in municipio sono come la sua maggioranza. In ristrutturazione. Lavori in corso per non perdere Rifondazione, esasperata dal nuovo corso dell'ex segretario Cgil e furibonda dopo i violenti scontri di piazza dell'altra sera. «Possiamo tranquillamente votare contro la sua mozione sulla legalità e uscire dalla giunta», avverte Franco Giordano, capogruppo bertinottiano alla Camera planato a Bologna per portare solidarietà a Tiziano Loreti, il segretario provinciale ferito. Loreti, cerottone sulla nuca e collare, taglia corto: «Le cose positive fatte da Cofferati sono pochissime, quelle negative moltissime». Valerio Monteventi si autosospende da presidente della commissione Affari sociali del Comune: «Se avessi saputo che da sindaco avrebbe rinnegato le promesse della campagna elettorale, non l'avrei mai votato», esclama.
Lui, il Cinese, ostenta sicurezza e ai giornalisti scandisce: «Non mi faccio intimidire, vado avanti». In realtà dà segnali di cedimento. Dopo l'elezione ha mollato l'ala movimentista di cui era stato un alfiere per trasformarsi in paladino dell'ordine. «Legalità è una parola di sinistra», aveva dichiarato davanti alla minaccia dei sindacati di scioperare contro di lui per la mancata applicazione del contratto di lavoro firmato da Giorgio Guazzaloca. Poi i divieti di vendere alcolici, la chiusura del centro storico, e soprattutto il giro di vite con i lavavetri, lo smantellamento delle baraccopoli abusive di clandestini e l'annuncio della mozione sulla legalità che ha scatenato la reazione dell'estrema sinistra culminata nella manifestazione di lunedì pomeriggio. Rifondazione e centri sociali chiedevano di intervenire in consiglio comunale, mentre il sindaco ha chiamato la polizia in assetto antisommossa per difendere Palazzo D'Accursio.
Cofferati voleva portare la mozione in giunta il 2 novembre e costringere il partito di Bertinotti a piegarsi. Senza i due consiglieri comunisti, la maggioranza di centrosinistra non cadrebbe: 26 voti contro 20. Il sindaco ha ingaggiato il duro braccio di ferro sapendo che Rifondazione non ha scelta. Ma il Prc, perse malamente le primarie, non si può permettere altri passi indietro. E l'uscita dalla giunta di sinistra che amministra la città di Romano Prodi sarebbe uno smacco tremendo per l'Unione.
Così, dopo gli scontri le tensioni si allentano. Cofferati spiega che nella giunta convocata per mercoledì prossimo non si voterà nessuna mozione, ma gli assessori diranno semplicemente se la condividono o no. Poi il testo passerà al vaglio «delle forze che compongono la coalizione ma non sono rappresentate né in consiglio né in giunta» e infine approderà in consiglio per il voto. Il documento potrà essere modificato «se il proponente, cioè il sottoscritto - dice Cofferati - riterrà che non ci siano stravolgimenti». Insomma, i margini di trattativa sono ampi e la possibilità di arrivare a un accordo con Rifondazione c'è tutta. Tant'è vero che i bertinottiani hanno deciso di non seguire Monteventi nella sua salita sull'Aventino. Ma il momento giusto deve ancora arrivare: ieri sera Prc e Verdi hanno fatto subito saltare il tavolo dell’Unione provinciale convocato nella sede Ds.
Il sindaco ha adottato la collaudatissima tattica del sindacalista: tirare la corda all'estremo e poi aprire la trattativa da una posizione di forza. Fino all'altro giorno aveva imposto la mozione legalitaria come un «prendere o lasciare»; ieri ha corretto il tiro: «Io ho il dovere di presentare una proposta chiara, breve e precisa e aprire una discussione in modo che ognuno possa valutarla e prendersi le proprie responsabilità. Quello che mi interessa è avere una coalizione più ampia possibile che segua una linea senza infingimenti né sbavature o incertezze. La maggioranza sarà quella che voterà la mozione, quello della legalità è un tema delicato che non può essere annebbiato in mediazioni incomprensibili».
Nessun commento sui tafferugli, solo una battuta sferzante: «Mi avevano detto che era una manifestazione di studenti, ma non ho mai visto tanti fuori corso». Nella battaglia per la legalità, Cofferati avrà al fianco il procuratore Enrico Di Nicola: «Dove viene usata violenza e che possa essere strumentalizzata, soprattutto contro le istituzioni, sarà perseguita», ha detto ieri il magistrato che ha aperto un fascicolo dove le ipotesi di reato sono lesioni e resistenza aggravata.