«Cofferati protesta? Pensi a fare il suo mestiere»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Cofferati? «Faccia il sindaco, si assuma le proprie responsabilità come noi le nostre». È un uomo solo il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ospite della trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata. Da una parte la sinistra radicale che gli ha chiesto più redistribuzione nel rimodellamento delle aliquote Irpef, dall’altra i sindaci (quasi tutti di centrosinistra) ai quali è difficile far ingoiare 4,3 miliardi di euro di tagli. Poi ci sono i riformisti che vorrebbero meno spesa sociale e più sviluppo. La coperta è corta, i partiti nel letto dell’Unione troppi.
E a farsi massacrare il viceministro dell’Economia non ci sta. Prima prova a dire: «I sindaci sicuramente non ce l’hanno con me, ce l’hanno col governo. Io mi prendo la mia quota di responsabilità». Ma poi lascia il fioretto e impugna la spada contro l’ex leader della Cgil che non vuole fare «lo sceriffo di Nottingham».
Incalzato dalle domande, sbotta. «I sindaci hanno completamente torto. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità per quello che gli compete perché non è che noi stiamo facendo una cosa per cui non perdiamo popolarità». I sondaggi vanno male per il centrosinistra. Così i consensi non si recuperano. Bisogna remare tutti insieme per la causa comune e alla fine qualche concessione si potrà anche fare. Meno tagli, un po’ di soldi in più ai Comuni. Ma bisogna essere compatti. «Se in questa ripartizione c’è stato qualche squilibrio - ha aggiunto - ne discutiamo e lo risolviamo, ma nessuno si può assumere la responsabilità di dire alla gente che la situazione è meno difficile di quello che è».
Secondo Visco, quindi, le lamentele del primo cittadino di Bologna sono ingiustificate. «Ai sindaci - ha precisato - sono state date molte opzioni: possono aumentare le imposte se vogliono, diminuire le spese se sono capaci. Possono usare poteri di accertamento e avere le tasse di scopo». Le divergenze si possono appianare, ma la tensione è ancora forte. «Dai sindaci - ha sottolineato - ci aspettiamo solidarietà e comprensione e anche noi siamo disposti a fare tutto il possibile». Queste le premesse per l’incontro di domani tra governo e Comuni. Un do ut des ma anche un richiamo alla disciplina di partito.
Visco si è poi detto disponibile a rivedere parzialmente la riforma del Tfr per non scontentare le piccole imprese e soprattutto per non trovarsi scoperto dinanzi alla volontà dialogante riaffermata dal ministro Padoa-Schioppa al quale comunque chiederà conto del discorso di Capri. «Eventualmente si può ragionare», ha affermato ammettendo che per le aziende «c’è un aggravio di costi finanziari di 0,15 punti, ma alcune hanno difficoltà a trovare finanziamenti» bancari.
La Finanziaria è «equilibrata, giusta, tecnicamente ben fatta». Quindi perché tante critiche? Quello che si poteva fare s’è fatto. O quasi. «Se avessi più soldi, i redditi fra 35 e 40mila euro potrei trattarli meglio, ma per pulire meglio l’Irpef ci vuole un punto di Pil», più del doppio dei 7 miliardi utilizzati. Poi, Visco si è corretto. «È un periodo ipotetico del terzo tipo». È impossibile quindi attendersi un addolcimento delle aliquote.
A Marco Rizzo del Pdci che ha ribadito la necessità di «cambiare la Finanziaria» Visco ha puntualizzato che un lavoratore dipendente con un reddito lordo di 20mila euro annui grazie alla nuova legge di bilancio guadagnerà 435 euro netti in più. E anche il premier Romano Prodi ieri mattina ha proclamato che «la famiglia è un punto fondante della Finanziaria».
I rimpianti dei professori liberal come Francesco Giavazzi e Alberto Alesina che volevano una manovra soft? «Liberisti ideologici molto discosti dalla realtà delle cose», ha tagliato corto Visco.