Cogne, l’Italia si divide L’ex vicina dei Lorenzi: "Ora dico la mia verità"

Torino - Non ha perso tempo, Daniela Ferrod. Ha aspettato che il presidente Romano Pettenati pronunciasse la sentenza nel processo d’appello sul delitto di Cogne, dopo di che ha fatto sapere che denuncerà Anna Maria Franzoni. Attraverso il proprio avvocato, l'ex vicina di casa di Stefano e Anna Maria ha spiegato che adesso toccherà a lei parlare, raccontare la verità sulla terribile mattina in cui morì Samuele. Ha raccontato di essere stata tirata in ballo tante, troppe volte. Accusata troppo spesso di essere un pericoloso assassino in libertà. Adesso che anche il secondo grado di giudizio ha riconosciuto colpevole di quell’assassinio Anna Maria Franzoni, Daniela Ferrod ha capito che è arrivato il momento di passare all’azione. La prossima settimana racconterà cos’è realmente accaduto la mattina del delitto, poi avvierà una serie di cause risarcitorie nei confronti delle famiglie Lorenzi e Franzoni e nei confronti di alcuni organi di stampa.
Non si sono fatte attendere, naturalmente, anche le reazioni di familiari e amici di Anna Maria Franzoni. La prima a parlare, ieri mattina, è stata la madre: «È una vergogna, una gran vergogna». Sono state queste le sue uniche parole, pronunciate subito dopo essere uscita di casa per andare a fare la spesa. La donna ha incrociato per strada alcuni parenti e ha scambiato con loro alcune considerazioni su quanto era accaduto la sera precedente. La delusione è enorme, a Monteacuto Vallese. Nel paese della famiglia Franzoni nessuno ha voglia di parlare. Così come a Santa Cristina Ripoli, dove Anna Maria si era trasferita con il marito Stefano e il figlio Davide dopo la morte del piccolo Samuele. L’unica ad aprire bocca è Elisabetta Armenti, presidente del “Comitato pro-Anna Maria”. È sempre stata in prima linea nella battaglia per la ricerca della verità, sempre presente in aula accanto ad Anna Maria. Sin dalla prima udienza. «Samuele - spiega - ha diritto ad avere una risposta, ma non è questa la verità». E ancora: «Non esistono elementi capaci di dimostrare la colpevolezza di Anna Maria. Secondo me, nella Camera di consiglio il dubbio era in tutti, la convinzione in nessuno».
Se in Emilia c’è delusione, in Valle d’Aosta si tira invece un sospiro di sollievo. L’esito del processo è sulla bocca di molti. A Cogne, l’unico giornalaio del paese conferma che i principali quotidiani sono andati a ruba, ma come «accade quasi tutti i sabati». «Su di noi si è detto troppo e si è detto male», racconta invece un uomo seduto al “Cafè de Cogne” mentre è impegnato a leggere. «Adesso vorrei sapere chi ci rifonderà del danno subito, anche sotto il profilo dell’affluenza turistica». Una pausa, poi prosegue: «Ma lo sa che c’è stata gente che ha disdetto le prenotazioni perché aveva paura? Gente che si era fissata che in paese ci fosse un assassino in libertà, che al telefono chiedeva “se lo avevano preso quel tizio che vaga tra i boschi”? Guardi questa storia ci ha fatto male e adesso che è finita, ci siamo tolti tutti un peso». Nei dintorni dello chalet dei Lorenzi, in frazione Montroz, regna invece la pace. Anche se in fondo alla stradina si affaccia ogni tanto qualche turista con la macchina fotografica in mano.
Non mancano, naturalmente, le reazioni dei colpevolisti della prima ora. Come quella del procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli: «I fatti sono quelli minuziosamente e ripetutamente verificati nel più regolare e completo contraddittorio fra le parti e, alla fine, confermati in due sentenze». E neppure sono mancati gli interventi politici. Come quello del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che tuttavia si è limitato ad osservare che «il ministro non può commentare le sentenze. Ne prende atto e basta».