Cogne, nelle intercettazioni i tremendi sospetti di Anna Maria

Due settimane dopo il delitto di Samuele, la Franzoni venne «spiata» dagli inquirenti. Faceva capire che l’omicidio era stato commesso da uno psicopatico

Stefano Zurlo

Brogliacci. Conversazioni intercettate e sintetizzate dai carabinieri. Dialoghi al telefono e in macchina. Il dramma di Samuele, visto dall’interno del clan Lorenzi, è un susseguirsi di ipotesi, dubbi, dita puntate in questa o quella direzione. Poche certezze, molto affanno e tante supposizioni: i Lorenzi, almeno per quelle che si ricava dalle centinaia di pagine di cui il Giornale è venuto in possesso, procedono con approssimazione. Discutono fra di loro, con gli amici, con la dottoressa Ada Satragni, in quei giorni cruciali che vanno dal 30 gennaio 2002, data dell’omicidio di Samuele, al 14 marzo, quando Anna Maria Franzoni viene arrestata. E poi ancora nelle ore successive.
Le confidenze all’amica

Ventun febbraio. Ore 19.05. Paola Croci chiama l’amica Anna Maria. E la mamma di Samuele butta lì la sua ipotesi: è stato uno psicopatico.
Ecco il riassunto della conversazione: «Pensa che quello che è stato fatto è stato premeditato. Pensa che Samuele ha aperto gli occhi e ha visto quella persona che ha fatto quello che ha fatto». È il pensiero di una mamma angosciata che ricostruisce mentalmente gli ultimi minuti del figlio. Ma la donna non si ferma: «Se non avesse questa famiglia si sarebbe già» (incomprensibile). Paola gli risponde che la capirebbe. Pensa che ci sia uno psicopatico a Cogne e fanno valutazioni sul profilo di chi ha fatto questo al figlio. Il brogliaccio non offre altri dettagli se non un ventaglio di nomi - tutti, va precisato - completamente scagionati o mai indiziati per l’orribile assassinio.
Ancora paura

Diciassette febbraio pomeriggio. Anna Maria parla sempre con Paola. I carabinieri in parte sintetizzano, in parte trascrivono i dialoghi. Le due donne esaminano i comportamenti di alcuni uomini della zona. Cercano di allineare alcuni indizi, in verità solo suggestioni. Poi Anna Maria spiega la sua strategia: «No, no, ma ti dico che siamo qui... perchè l’avvocato vuole più nomi possibili da indagare... per...o». Paola: «Per indagare?» Anna Maria: «Non puoi fermarti su una persona... anche perchè qualcuno è stato... noi ci vogliamo arrivare fino in fondo». Paola: «Ma certo Anna, ma io ti do ragione al...». Anna Maria: «E siccome ci sono anche poche prove a carico di questa persona... perché ce ne sono poche... ormai l’arma del delitto e le prove... secondo me... son passati troppi giorni... e non so se si troveranno». Dunque, Anna Maria teme che la verità non salterà mai fuori. Ormai dal massacro sono passate più di due settimane e gli investigatori, che in realtà stanno raccogliendo elementi contro di lei, sembrano essersi arenati. Certo, l’arma fino a oggi non è mai stata trovata.
Anna Maria è preoccupata. E ancora una volta ragiona da mamma: «Ma... non lo so... è che forse la mia è più una paura...» Paola: «Sì, sì, sì». Anna Maria: «Perchè se non si dovesse risolvere questo caso, cioè...». Paola: «Sì, sì». Anna Maria: «Per noi soprattutto». Paola: «Sì, per voi...per voi soprattutto...per voi soprattutto». Anna Maria: «È un incubo». Paola. «Anna sì». Anna Maria: «È un incubo, capisci?». Paola: «Sì, sì». Anna Maria: «E poi già tutto così fuori da ogni bene...come fai a darti una spiegazione...» Paola: «no, no no». Anna Maria: «Anche se pur piccola». Paola: «No, non puoi».
Finalmente, Anna Maria esplicita i suoi timori: «Poi ti dico ho paura anche per Davide». Paola: «Sì, sì». Anna Maria: «Il discorso è anche quello». Paola: «Sì sì». Anna Maria: «Cioè chi mi dice che..» Paola. «Sì». Anna Maria: «No, non potrei più vivere tranquillamente».
Al cimitero di notte

In quelle settimane la vita è difficilissima. Complicata. Stefano è costretto dalla presenza dei giornalisti ad andare di notte al cimitero dal figlio, come rivela una telefonata con la Satragni della sera del 13 marzo, poche ore prima dell’arresto di Anna Maria: «Dottoressa Satragni per salutarli è emozionata. È una ulteriore prova della sua innocenza e lei la sosterrà fino alla fine essendo convinta della sua innocenza». Cade la linea, poi la conversazione riprende. La Satragni ripete lo stesso concetto: «Come possa succedere questo a delle persone innocenti». Stefano vive braccato dai giornalisti: «Dice che va al cimitero di notte per vedere suo figlio».
L’arresto di Anna Maria

La sera dopo, 14 marzo, Stefano parla al telefono con la Satragni. Anna Maria è appena stata arrestata, il clima è pesantissimo. Stefano: «io sono veramente... sbalordito... da quello che è anche proprio la giustizia italiana... glielo dico sinceramente... glielo dico sinceramente... perchè non è possibile che si possa arrivare a questo...». Satragni: «Eh, comunque guardi, Stefano, adesso aspettiamo ancora... magari...(...)». Stefano: «Spero, spero di continuare a sostenere Anna Maria...e anche lei è molto forte ma purtroppo insomma lei, anche lei... ha visto una scena... che per fortuna io non ho visto». Satragni: «Ecco». Lorenzi: «E e poi lei insomma... questa cosa sta diventando abbastanza... veramente estenuante... perchè non è possibile che siamo quasi a quaranta giorni e si continua a puntare il dito su di lei... ma dico... ma santa pazienza ma non è possibile questo...(...) È una cosa incredibile». Satragni: «È per questo». Lorenzi: «Sì, sì». Satragni: «È per questo, come dire». Lorenzi: «Solo che per lei è molto pesante». Satragni: «Ah... non ho dubbio, non ho dubbio, Stefano». Lorenzi: «Perchè già il dolore... che purtroppo non riusciamo a vivere di Samuele... perchè non riusciamo a viverlo... io devo andare... io devo andare a Cogne di notte per riuscire ad andare al cimitero di notte... da mio figlio, perchè non mi posso far vedere... anche questo io mi domando... ma perché?».