Cogne, il pg chiede: "Confermare 16 anni per la Franzoni"

In Cassazione il ricorso della mamma condannata a 16 anni in appello per l'omicidio del figlio Samuele. Il magistrato: "Umana sofferenza, ma giuridica certezza". La difesa: "Processo da rifare". Il verdetto atteso in serata

Roma - Il giorno della verità per Annamaria Franzoni. La mamma condannata dalla Corte d’assise d’appello di Torino a 16 anni di reclusione per la morte del figlioletto Samuele, trovato senza vita nella villetta di famiglia di Cogne il 30 gennaio 2002, attende dalla Cassazione il verdetto definitivo. La prima sezione penale dovrà decidere se confermare o meno la condanna inflitta alla donna il 27 aprile del 2007, dalla Corte piemontese. In primo grado, a luglio del 2004, il gip di Aosta aveva inflitto alla Franzoni una condanna molto superiore, 30 anni di reclusione.

La richiesta del pg La conferma della condanna a 16 anni di carcere per Annamaria Franzoni, accusata di aver ucciso il figlioletto Samuele nella loro casa di Cogne, è stata chiesta dal sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani. "Con umana sofferenza, ma con giuridica certezza" il sostituto pg Ciani ha chiesto la conferma della condanna. Per Ciani è valida la metodica usata per la perizia psichiatrica effettuata dalla Corte d’assise d’appello e sono da respingere tutte le obiezioni avanzate dai difensori della Franzoni. È corretto, inoltre, il "trattamento sanzionatorio" anche se, secondo il pg, non si può attribuire "al dolo d’impeto", come viene definito il delitto del quale è accusata la Franzoni, "una intensità elevata, perché quella del dolo d’impeto è una intensità più bassa". Questo l’unico "errore" rilevato dal pg Ciani nel verdetto di appello. Questa piccola correzione non inficia in alcun modo "la validità della sentenza d’appello" ha concluso.

La difesa La sentenza di 500 pagine della Corte d’Assise d’Appello di Torino che ha condannato Anna Maria Franzoni a 16 anni di reclusione presenta "grosse falle". Ecco perché Carlo Federico Grosso, rientrato nel pool difensivo della Franzoni per il giudizio di terzo grado, chiede ai supremi giudici se "si può essere tranquilli nel respingere un ricorso che chiede solo di motivare su alcuni punti determinanti". In sintesi: a modo di vedere di. Grosso "la prova scientifica non regge e cade perché non è stata motivata". A suo modo di vedere "i Ris hanno documentato molto bene, ma non è stato verificato in dibattimento". Da qui la sua domanda: "Davvero in questo processo è stato salvaguardato il diritto della difesa?. Davvero una perizia psicologica - ha poi chiesto Grosso - può motivare il delitto?". Si tratta di motivazioni "basate sulle sabbie mobili". Da qui la richiesta di un nuovo processo per la Franzoni. 

Attesa in famiglia La Franzoni aspetta la decisione della Cassazione "insieme alla sua famiglia". Lo ha detto l’avvocato Paola Savio che ha difeso la Franzoni nel processo di secondo grado e che, da stamani, è a Palazzaccio insieme agli avvocati Carlo Federico Grosso e Paolo Chicco, i due legali che svolgeranno le arringhe difensive. "Il marito di Annamaria aspetta la decisione insieme a lei" ha aggiunto la Savio.

Verdetto in serata I giudici della prima sezione penale della Cassazione sono in camera di consiglio per decidere se confermare o meno la condanna a 16 anni di reclusione. Il verdetto è atteso in serata. Se la Cassazione dovesse accogliere con rinvio il ricorso della mamma del piccolo Samuele dovrebbe celebrarsi un nuovo giudizio d’appello. Se, al contrario, dovesse respingere il gravame, depositato presso la Suprema corte il 31 dicembre 2007, la condanna sarebbe definitiva e Annamaria dovrebbe scontare la pena.

L'udienza La I sezione penale è presieduta da Severo Chieffi, il relatore è invece Emilio Gironi. E' stato lui a dare inizio all’udienza, leggendo la relazione riepilogativa della discussa vicenda processuale, poi la parola è passata al sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani. Quindi è stata la volta della difesa. In aula erano presenti gli avvocati della Franzoni, Federico Grosso e Paolo Chicco, che hanno risposto alla requisitoria del pg con le loro arringhe.