Cogne, il Pg: "La Franzoni ha ucciso col mestolo per castigo"

Al processo d'appello Corsi è durissimo: "La donna recita una parte imparata a memoria. Tutta la famiglia ha sfidato i giudici". Poi chiede la conferma della condanna in primo grado a 30 anni, ma esclude la premeditazione. La Franzoni: esterrefatta

Torino - "È un caso di figlicidio". Non ha dubbi il Pg Vittorio Corsi nel corso della sua requisitoria nel processo d'appello per il delitto Cogne. "Sembrerà strano, ma per me questa è una vicenda semplice". Poi il colpo a sorpresa sull'arma: "Depositerò brevi memorie nel corso della mia discussione: la mia tesi è che l'arma sia un mestolo, o una mestola, come dice Giorgio Franzoni in una telefonata". Poi la richiesta: "Bisogna confermare l'impianto della sentenza di primo grado". Quando la Anna Maria Franzoni è stata condannata a trent'anni dal gup di Aosta. Corsi non ha ancora quantificato la richiesta di pena. Ha comunque precisato che è necessario procedere a "qualche aggiustamento" nella ricostruzione del delitto. Poi l'esclusione della premeditazione: secondo il Pg "il piccolo Samuele Lorenzi è stato ucciso in un momento di rabbia furibonda: non è stato un omicidio programmato". Quanto all'arma, ha detto che a suo parere è "un oggetto di casa. Non si tratta di qualcosa portato da fuori". Per Corsi Samuele è morto durante "un atto di castigo" da parte della madre.

La ricostruzione Prima di accompagnare il figlio Davide allo scuolabus "Anna Maria Franzoni è rimasta sola in casa per cinque minuti, da sola, mentre il figlio era fuori" ricostruisce Corsi. "In questo lasso di tempo potrebbe avere ucciso Samuele. Il suo racconto è il frutto di una accurata preparazione. La famiglia ha studiato a tavolino cosa dire e cosa non dire. Ma non spiega dove era il pigiama. E non ha fornito versioni convincenti sugli spostamenti di Davide. L'ultima è che non è rimasto fuori casa quasi per niente. Ma non può essere andata così". Puntuale e puntiglioso il magistrato: "Alle 8 di quella mattina - ha detto Corsi - Annamaria prepara la colazione e accende la tv per Davide. È stanca, ha dormito male. Ha avuto una crisi di panico, tanto che ha chiamato un medico in piena notte. E si è salutata male con il marito".

L'omicidio "Mentre Davide guarda la televisione - è proseguita la ricostruzione del Pg - Sammy si mette a piangere e Anna Maria per calmarlo lo porta nel lettone. Poi comincia a vestire Davide, con cautela perchè se Sammy se ne accorge si rimette a piangere e chiede di uscire con il fratellino. Ma Sammy ritorna a piangere, e allora Annamaria manda fuori Davide. Si mette la casacca del pigiama, al contrario. Le monta la rabbia. Prende un oggetto di rame e scende in camera. 'Devi dormire, testone! Devi dormire!', e perde il controllo. Anna Maria è una donna ordinata: copre il corpicino con il piumone, si sfila il pigiama, ripone gli zoccoli in bagno e raggiunge Davide. Sono le 8.15, tra poco passerà lo scuolabus". Secondo il magistrato, la Franzoni nell'ultima versione ha cercato di ridurre al minimo il tempo in cui Davide è stato fuori casa per crearsi un alibi.

Una quasi confessione Dura e lucida tutta la requisitoria del Pg. "Annamaria Franzoni conosce bene il copione, e a furia di ripeterlo si è convinta di non essere responsabile - ha detto Corsi -. Si è anche autoaccusata". Citando il brano di una conversazione intercettata dai carabinieri il 6 marzo 2002. Parlando con un familiare, la donna dice "non so cosa mi è succ...". Poi, secondo il pg, si "corregge subito in 'non so cosa gli è successo'". "Per me - ha aggiunto Corsi - questa è una confessione".

Il ruolo del clan Quindi Corsi si concentra sul ruolo della famiglia Franzoni, del clan. "Ha interpretato il caso del delitto come una sfida da vincere con tutti i mezzi, anche truffaldini". Il magistrato, attraverso una serie di intercettazioni ambientali (che ha fatto anche ascoltare in aula) ha ricostruito "il lavorio bestiale" messo a punto dai parenti di Annamaria, in particolare dal padre Giorgio, per orchestrare la strategia difensiva. Ci sono i contatti con "certi giornalisti", ai quali bisogna fornire le indicazioni su quanto devono scrivere, poi le discussioni per stabilire cosa bisogna dire ai carabinieri, o l'idea di far trovare agli investigatori un martellino ("siamo ai limiti della frode processuale e del favoreggiamento"). "Sono andato a trovare un avvocato - recita un brano, risalente al 2002, citato dal Pg - a scopo politico, un nemico in meno come T. fa sempre comodo. Noi nel governo abbiamo qualche appoggio". "Questo - ha detto Corsi - è un processo anomalo e pericoloso. Chi se ne occupa viene denunciato".

La replica "Sono esterrefatta, sembra che io passi come una persona che condiziona i giornalisti. Come se io potessi dire mettetemi quella dichiarazione o tagliatela". Questa la replica di Anna Maria Franzoni ai primi passi della requisitoria del Pg. "È una colpa - ha aggiunto - se siamo una famiglia unita? In quel momento eravamo attaccati da tutti, ci dovevamo difendere. Non ho mai strumentalizzato nessuno. Io sono stata ripresa attraverso dieci vetri o in casa. Di vita privata ne ho avuta veramente poca".