Cogne, il Pg: "La Franzoni ha ucciso Sammy per punirlo"

Oggi Corsi chiederà la conferma della condanna: "Presa da una rabbia cieca ha colpito il figlio con un mestolo. E la famiglia l’ha protetta". Per l'accusa Anna Maria "ha recitato talmente a lungo che si è convinta di essere innocente"

Torino - Di sicuro c’è solo che è stata lei, Annamaria Franzoni. Il resto è nebbia: il movente, l’arma, la personalità della presunta assassina. Su un punto, uno soltanto, il sostituto procuratore generale Vittorio Corsi è categorico: «Quello di Samuele è un figlicidio, come purtroppo capita sempre più di frequente, almeno una ventina di volte l’anno». Annamaria ascolta seduta al primo banco, al suo fianco il marito Stefano e il suocero.

Un’udienza tranquilla, perfino sonnacchiosa, sobria, come nello stile del nuovo difensore, Paola Savio. I fuochi d’artificio alla Taormina sono solo una cartolina ricordo. Ma ormai è tardi per cambiare registro, il processo corre verso l’imbuto finale e la sentenza, attesa per aprile. Il dibattimento, lungo e faticoso, non ha sciolto i nodi. E allora ciascuno fa la sua parte. Corsi non ha le prove, ma ha le sue convinzioni e sfodera le intercettazioni, fin qui sottovalutate, ma suggestive in mano all’accusa. «Annamaria Franzoni ha sostanzialmente confessato», spiega il Pg che poi butta sulla bilancia della Corte d’Assise d’appello il frammento di una conversazione carpita dalle cimici dei carabinieri il 6 marzo 2002. La donna, parlando con un familiare, dice: «Non so cosa mi è succ...» «Poi - prosegue il Pg - si corregge quasi subito in “non so cosa gli è successo”. Per me questa è una confessione». E per gli otto giudici che fra qualche settimana entreranno in camera di consiglio? Si può spedire in carcere 20 o 30 anni una mamma sulla base di cinque parole e mezzo? E come vanno interpretate quelle frasi smozzicate? Non sono forse la presa d’atto del dramma avvenuto a Cogne la mattina del 30 gennaio 2002? Corsi non ne può più di periti, psicologi e psichiatri. Butta definitivamente alle ortiche la tesi della donna malata, protagonista, dentro la nuvola dello stato crepuscolare, di un delitto semiconsapevole o inconsapevole: «Annamaria Franzoni conosce bene il copione e a furia di ripeterlo si è convinta di non essere responsabile. Mi chiedo - insiste il Pg - se non conservi ricordi nitidi o se stia recitando una parte».

Altro che infermità o seminfermità. Certo, Corsi coltiva il dubbio che quella della Franzoni sia una personalità psicotica o border line, ma quel che lui si attendeva non è affiorato in aula e allora taglia corto: «Bisogna confermare l’impianto della sentenza di primo grado, anche se sarà necessario qualche aggiustamento». Dunque, gira e rigira si parte dai trent’anni inflitti dal gip Eugenio Gramola. Poi si limerà un po’ la richiesta all’ingiù, ma di quanto? «Non lo so - replica lui a fine udienza - lasciatemi libero di decidere stanotte. Devo valutare le attenuanti generiche e la capacità di intendere o tutte e due le cose insieme».

Corsi è stufo di ascoltare periti e ragionamenti complicati e contorti. Certo, le indagini sono state fatte tardi e male, la Franzoni non è mai crollata, come tutti pensavano, sul pigiama e sulle macchie di sangue si litiga da cinque anni. Ma sottotraccia il Pg segue un filo terra terra. «Il piccolo Samuele è stato ucciso in un momento di rabbia furibonda. Ma non è stato un delitto programmato, no, è stato un omicidio d’impeto collegato a una rabbia allucinante». L’aggressore è salito sul letto con entrambe le ginocchia. «È una posizione sovrastante, punitiva, che ci riporta a un familiare. Al figlio che per evitare gli scappellotti si infila nel letto e al genitore che lo blocca montandoci sopra». E l’arma? «La mia idea - spiega Corsi - è che sia stato usato un pentolino di rame o un mestolo resistente. Entrambi sono idonei a raccogliere nell’impatto il sangue, per poi proiettarlo nell’ambiente come un pennello.

Una notte per pensare, poi oggi Corsi formulerà la sua richiesta. «Sembrerà strano, ma per me questa è una vicenda semplice». I dubbi, quelli che hanno diviso gli italiani, sono, per dirla alla Carlo Marx, sovrastrutture. «È il processo - chiude Corsi - che è anomalo e pericoloso. Chi se ne occupa viene denunciato. I Franzoni l’hanno interpretato come una sfida da vincere con tutti i mezzi, anche truffaldini. Il clan dei Franzoni ha compiuto un lavorio bestiale». Per Corsi, Annamaria Franzoni ha avuto cinque minuti per agire senza essere vista. L’altro figlio, Davide, era fuori a giocare.