Cogne, procura: "Indulto per la Franzoni"

Dopo la condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’uccisione del
figlio Samuele la Franzoni ha trascorso la sua prima notte in
carcere alla Dozza di Bologna. La procura di Torino: "Sconto di pena di tre anni"

Bologna - La procura generale di Torino oggi ha chiesto l’applicazione dell’indulto per Anna Maria Franzoni. L’iniziativa è dettata dalla norma. Per la madre di Samuele questo comporta uno sconto di tre anni della pena. La richiesta della procura generale dovrà essere ratificata dalla Corte d’Appello. La pena dopo l’applicazione scenderà da sedici a tredici anni di reclusione. L’indulto non era stato concesso dalla Corte d’Assise d’appello perché, come si legge nelle motivazioni della sentenza, "l’imputata è indagata per concorso in calunnia aggravata" nel procedimento chiamato Cogne-Bis. La tesi dei giudici era che "ove mai l’imputata fosse condannata anche in esito al corrispondente processo, l’indulto dovrebbe esserle applicato in seguito, sulla pena cumulata". La procura generale, però, ha imboccato l’iter verso l’applicazione immediata in quanto la sentenza di condanna per l’omicidio è ormai diventata irrevocabile.

Notte in carcere Annamaria Franzoni, dopo la condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’uccisione del figlio Samuele avvenuta a Cogne il 30 gennaio del 2002, ha trascorso la sua prima notte in carcere alla Dozza di Bologna - nella sezione femminile, adeguatamente sorvegliata - dov’è arrivata poco dopo le 2,30. Era stata arrestata qualche ora prima dai carabinieri, ieri sera, a Ripoli Santa Cristina, la frazione di San Benedetto Val di Sambro dove viveva con il marito Stefano Lorenzi e con i due figlioli Davide e Gioele. Meno di due ore dopo la lettura della sentenza della Suprema Corte di Cassazione, alla quale è seguita l’emissione dell’ordine di cattura da parte della magistratura di Torino, i carabinieri hanno notificato il provvedimento alla donna che era rimasta in attesa della decisione dei giudici in casa dell’amica Elisabetta, sempre a Ripoli Santa Cristina.

Il primo pensiero ai figli Da quel poco che si è appreso, il pensiero dominante della Franzoni, nella disperazione seguita all’arresto, è stato quello dei figli. Questa mattina a Ripoli e a Monteacuto Vallese, dove vive la sua famiglia d’origine, nessuno ha voluto ancora commentare la notizia della condanna definitiva per la Franzoni. I due piccoli borghi appaiono frastornati.

Oggi colloqui e visite Jeans, maglione scuro, dopo la prima notte in carcere la Franzoni ha trascorso la mattinata girando per i vari uffici del carcere, scortata da un agente, per svolgere gli adempimenti formali e burocratici, e poi è stata riaccompagnata nel braccio femminile dove è detenuta. L’arrivo della donna ha movimentato la vita del carcere bolognese della Dozza e anche alcune detenute l’hanno avvicinata per cercare di parlarle. Come già avvenuto quando era in aula, la Franzoni non ha però lasciato trasparire alcuna emozione, con pochissime parole rivolte a chi cercava di parlarle.

Sorvegliata a vista Per il momento rimane sorvegliata a vista da due agenti della polizia penitenziaria e, in giornata, dovrebbe essere sottoposta ad ulteriori visite mediche e ad un colloquio con lo psicologo, per cercare di approfondire le sue inclinazioni. Paiono poco probabili, almeno per questi primi giorni, eventuali visite da parte di amici e familiari. Intanto, per evitare un assedio mediatico al carcere della Dozza, la direzione dell’istituto ha predisposto un servizio di pattuglia della polizia penitenziaria nel parcheggio antistante il carcere, per evitare che telecamere, fotografi, giornalisti o semplici curiosi possano avvicinarsi al cancello d’ingresso.

Le visite dei figli La Franzoni potrà avere sei colloqui al mese con i figli. Lo ha riferito il consigliere regionale dell’Italia dei Valori Paolo Nanni che, insieme alla collega del Pd Gabriella Ercolini, ha visitato il carcere bolognese della Dozza. I due non hanno avuto nessun contatto diretto con la donna, perché impegnata nelle pratiche di ingresso nel carcere. Hanno però parlato con la vicedirettrice e con altri responsabili della struttura. "Per il momento - ha detto Paolo Nanni - non ha avuto nessun contatto nemmeno con le altre detenute. È stata sistemata in una cella singola, anche se non grandissima. Sono sicuro che sarà trattata bene". La Franzoni avrebbe rinnovato la sua preoccupazione per i figli. Per questo - ha detto Nanni - i responsabili della Dozza le hanno già assicurato che potrà avere sei colloqui ogni mese.