Cogne, ripreso il processo alla Franzoni

Claudia B. Solimei

da Bologna

Il suo incubo è durato tre ore: stuprata da due giovani che credeva amici, che si sono dati cinicamente il cambio, a cui ha tentato di resistere ferendoli con pugni, calci e perfino a bottigliate, e infine riuscendo a fuggire in strada per chiedere aiuto.
Dopo lo stupro inventato da una ragazzina di 12 anni, questa volta Bologna fa i conti con una violenza vera, l'ennesima, consumatasi in un appartamento di via Libia, a ridosso del centro storico. La polizia ha posto in stato di fermo per violenza sessuale di gruppo, violenza privata e lesioni personali due studenti italiani, uno dei quali aveva avuto con la giovane una breve relazione tra maggio e giugno scorsi: si tratta di Francesco Liori, 20 anni, cagliaritano, incensurato, e Federico Fildani, 27 anni, di Roma, alle spalle un precedente per droga per il quale dal 2003 fino alla fine del 2005 era stato sottoposto all'obbligo di firma. Entrambi sono stati portati al carcere bolognese della Dozza.
L'odissea della ragazza, anche lei studentessa, il cui racconto, suffragato dalla diagnosi dei medici, secondo gli inquirenti è credibile, comincia sabato sera quando decide di uscire a bere una birra in osteria con il 27enne romano. La coppia viene raggiunta ben presto dal ventenne, anche lui già conosciuto dalla ragazza, in piazza Santo Stefano, uno dei salotti buoni di Bologna. I tre si spostano in un altro locale, continuano a bere birra, ma la ragazza racconta di essere sempre rimasta lucida. Infine, intorno alle 3, decidono di concludere la serata a casa del 27enne, in via Libia. È là che Fildani, secondo la denuncia della studentessa, tenta un approccio sessuale; lei rifiuta, comincia a difendersi, prende a pugni e spacca una bottiglia in testa a quello che si è improvvisamente trasformato nel suo aggressore, ma lui non si ferma, mentre il secondo ragazzo si addormenta in un'altra stanza. Subìta la prima violenza, la studentessa tenta di fuggire ma a quel punto è proprio il 20enne a fermarla e ad abusare di lei. Infine, intorno alle 6, riesce finalmente a divincolarsi e a scappare dall'appartamento, corre in strada urlando, il viso segnato e sporco di sangue, inseguita dal 20enne, anche lui sanguinante per i colpi ricevuti, che tenta di riportarla su e di calmarla. La scena viene però notata da alcuni ragazzi che chiamano la polizia. Lei all'inizio è confusa, dice soltanto che c'è stato un litigio violento, poi, forse sentendosi finalmente al sicuro, si confida con un'altra donna, il pubblico ministero Grabriella Tavano, e racconta il suo inferno. E i due aggressori finiscono in manette, non prima di venire medicati a causa del deciso tentativo di difesa della studentessa.
Liori respinge ogni accusa: «Non nego che ci sia stato sesso e non nego che sia stato violento, ma era pienamente consensuale - ha affermato - Lei era molto agitata, ho cercato di calmarla. Quando sono arrivati dei passanti, però, ha accusato me e Federico di averle fatto violenza». «La questione è molto nebulosa e va approfindita - sostiene il suo avvocato difensore, Antonio Petronicni - La testimonianza non è affatto chiara. E ricordo che il mio assistito è incensurato e di buona famiglia». Domani è fissata l'udienza di convalida del fermo.