Cogoleto, anche Cola ripudia il «suo» sindaco

Centrodestra cauto: «Vuole comandare, ma lo stallo è reale»

Bocciata l'amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Attilio Zanetti. Respinta, ricusata. Un pollice verso che pesa come un macigno su sindaco e giunta visto che a emettere la dura sentenza è stato un alleato, un compagno di partito di Zanetti, nientepopodimeno che Luigi Cola, il principale leader politico locale e uno degli uomini più in vista nel panorama regionale del centrosinistra. Assessore comunale dal 1972 e sindaco (per due mandati) dal 1993, nel 2000 Cola approda in consiglio regionale passando il testimone alla guida di Cogoleto al suo ex assessore, Zanetti. Quello stesso Zanetti che lui, col suo serbatoio di voti frutto di una militanza politica che risale al 1969 (quando divenne segretario della sezione cittadina dell'allora PCI), ha aiutato a salire alla massima carica cittadina e che venerdì sera in consiglio comunale (nel quale Cola ha mantenuto la carica di semplice consigliere) ha affossato senza mezzi termini: «Il mio grado di sopportazione in questa amministrazione è arrivata al culmine. Non voglio più essere coinvolto in una maggioranza che non decide ma perde solo tempo a discutere di cose che poi non vengono portate avanti», è stato il primo fendente di Cola, in piedi e col dito puntato verso la schiera degli assessori. Motivo dello scontro: la realizzazione di una strada comunale in località Scoglio. Un'opera di cui si parla da anni e che non viene mai fatta nel timore che vada a urtare gli interessi di qualcuno. E sono stati proprio quei continui timori, quella esasperante prudenza manifestata nel corso della riunione dall'assessore all'urbanistica Carlo Calcagno, a far saltare i nervi a Cola che apostrofa la relazione di Calcagno come «vergognosa e insoddisfacente».
La difesa di Calcagno è un attacco ai «metodi violenti» usati da Cola nella sua attività politica, mentre «l'attuale amministrazione preferisce - spiegano lo stesso Calcagno e il vicesindaco Anita Venturi - lavorare sull'informazione, sul consenso e sull'accordo coi cittadini». La misura è colma per Cola: «L'attuale amministrazione non ha né un progetto né un programma per il bene del paese». E si lancia in un elenco delle cose programmate e mai realizzate da sindaco e giunta in nome della loro «fantomatica consensualità»; dalla scuola del Donegare (che, mediante un project financing, aveva ricevuto un contributo regionale di un milione e 800mila euro), al progetto di maricoltura che «avrebbe portato nuovi posti di lavoro oltre a un centro di ricerche marine». Cose mai fatte o sbagliate (come l'adesione alla comunità montana voluta da Zanetti che «ha comportato spese e nessun beneficio») alle quali si aggiungerà la strada in località Scoglio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto Cola a uscire dalla maggioranza: «D’ora in poi deciderò di volta in volta come votare, nell'interesse del paese e dei cittadini».
Una posizione che non ha trovato una sponda dai banchi dell'opposizione: «Noi ci confrontiamo sulle cose concrete, mentre Cola vorrebbe guidare la giunta e dare ordini a tutti, vorrebbe ancora comandare. Regali a Cogoleto ne ha fatto già troppi come a Lerca, un’intera vallata completamente cementificata», commenta Maria Elena Dagnino. Mentre per il coordinatore comunale di Forza Italia, Giovanni Siri, Cola «non ha tutti i torti, ma neanche tutte le ragioni. Ci sono componenti della giunta preparati e altri meno. Se il sindaco vorrà presentare un bilancio positivo tra tre anni agli elettori dovrà dare un concreto segnale di cambiamento». Altrimenti? «Sarà la volta buona che i cittadini capiranno quanto è concreta la necessità di cambiamento nel paese», si auspica il consigliere di Forza Italia.