Cogoleto, il Pd si prende a schiaffi davanti a tutti

Pd contro Pd. Tra allusioni e vere e proprie accuse di speculazione edilizia sull'area della Tubi Ghisa, parte del centrosinistra tiene in scacco l'amministrazione di Cogoleto quasi fino all'alba.
Alle tre di notte di venerdì, o le tre del mattino di ieri, se si preferisce, il Municipio è ancora illuminato a giorno. Consiglieri comunali, assessori, segretario, impiegati. E un pubblico mai visto. Che a ben vedere non era un vero pubblico, ma la crema politica della città. A partire dalla direzione del Pd locale capitanato dal segretario cittadino Vincenzo Landi che, sigaro in bocca, non si perde una parola e incassa sorridente il naufragio del sindaco Attilio Zanetti messo in minoranza dai suoi sulla gestione del terreno della dimessa fabbrica di tubi. La rivolta parte da Roberto Pansolin (Pd) e Ferruccio Barbatella (indipendente). Si parla di progetti nascosti per realizzare nell'area al centro della città 100 mila metri quadri corrispondenti a 300 mila metri cubi di costruzioni. «È tutto segreto, evidentemente c'è qualcosa di marcio sotto», secondo il leghista Francesco Biamonti che si schiera coi ribelli. Il cui obiettivo è costringere il sindaco a decidere «la destinazione dell'area nel nuovo Puc coinvolgendo consiglieri e cittadini» per evitare «uno scempio come quello del Donegaro». La fronda si allarga a Francesca Schelotto e Luca Nanni (Pd) che «dovrebbe restituire la tessera del partito insieme a Pansolin», secondo Cola che si becca da quest'ultimo del «fascista» e del «dittatore di sinistra».
Pansolin si scaglia anche contro Rifondazione: «siete dei conservatori di sinistra e il nulla politicamente». Si vota e il sindaco va in minoranza. «Non possiamo non prendere atto della maggioranza sconquassata e della assoluta mancanza di leadership del sindaco», interviene Giovanni Siri (Pdl) che però segna le distanze dai dissidenti: «è normale che ci siano delle trattative tra amministrazione e privati». Trattative che daranno al paese «posteggi, giardini pubblici, una nuova scuola e la caserma dei carabinieri», secondo Zanetti che riesce (con 6 abbandoni dell'aula e 2 astenuti) a far approvare un documento che gli dà il compito di «proseguire il confronto» coi privati. Ma nessun mandato in bianco, oramai è chiaro.