Cogoleto reagisce, tra solidarietà e tanti timori

Francesco Gambaro

È una comunità ferita e commossa quella che mercoledì sera si è stretta idealmente a Maria, la bimba bielorussa di dieci anni, che i genitori affidatari stanno nascondendo ormai da una settimana, perché non torni nel suo paese, dove è stata vittima di ripetuti abusi e violenze nell'orfanotrofio in cui era ospitata. Erano più di cento gli abitanti di Cogoleto che due sere fa hanno affollato all'inverosimile la sala del consigilio comunale, riunito in seduta straordinaria.
Alla fine è passata all'unanimità la delibera proposta dal sindaco Attilio Zanetti, con la quale gli si dà mandato «di avanzare richiesta affinchè il Comune di Cogoleto assuma l'affido della minore per tutto il periodo ritenuto necessario dalle autorità competenti». E s'invitano l'Unione Europea, il Governo italiano e la Regione Liguria a intraprendere «i contatti opportuni per dare corso ai procedimenti di adozione e per tutelare i minori sottoposti a violenze, abusi e maltrattamenti». Dando, però, alle autorità bielorusse l'appoggio necessario «per poter affrontare il problema dei minori in difficoltà con soluzioni pedagogiche, assistenziali, terapeutiche, basate sul rifiuto dell'emarginazione negli istituti e fondate, invece, sulle famiglie affidatarie o adottive e sui centri diurni, su gruppi famiglia o comunità alloggi, che si sono dimostrate capaci di tutelare i minori in difficoltà».
Come «extrema ratio» il consiglio comunale della cittadina del ponente chiede al governo italiano di verificare la possibilità che venga applicato l'articolo 10 della nostra Costituzione, che prevede l'asilo politico per motivi umanitari o sanitari. Addirittura c'è chi come Francesco Biamonti, consigliere della Lega Nord, non esclude la possibilità di rivolgersi allo Stato del Vaticano, «se quello italiano dovesse deludere le nostre aspettative». Ma la sua è una posizione isolata. Per tutti, invece, è chiaro che la piccola Maria debba essere curata e ospitata in Italia, almeno fino a quando non avverrà un miglioramento sensibile della sua terribile condizione psico - fisica. Ed è quello che si augura la comunità cogoletese, molto vicina in queste ore al dramma di Maria e dei suoi genitori affidatari, Alessandro e Maria Chiara. Su molti portoni di Cogoletto è appeso il volantino con le parole pronunciate dalla piccola: «Non ci voglio tornare... altrimenti mi uccido». Non sono pochi quelli che hanno deciso di esprimere la loro solidarietà con dediche e pensieri lasciati sui murales, che sono stati allestiti nella piazza della chiesa. Ma la gente di Cogoleto è fortemente preoccupata anche per le possibili ritorsioni delle autorità bielorusse su tutti gli altri bambini ospitati in paese durante i soggiorni terapeutici, d'estate e d'inverno. «Siamo depressi e turbati da quello che potrebbe succedere in futuro ai bimbi che abbiamo in affido», racconta un gruppo di famiglie ospitanti: «E se poi non li rivedremo più?».