«Coi risparmi del Comune distribuisco 400mila euro»

BARI Luigi Perrone, sindaco di Corato, ha varato una manovra per aziende e famiglie

Ogni mattina si alza alle sei e per due ore bazzica per vie e piazze. Morettianamente, lo fa per vedere gente, ascoltare, fare cose. Prende la temperatura ai suoi cittadini, cerca di capire che giornata sarà. Poi, alle otto, sale in Comune e si siede. Alla scrivania di primo cittadino più virtuoso d’Italia.
Corato, terra barese di olive e grano buono: una città di 50mila abitanti guidata da un tizio che cerca di amministrare la città «come una famiglia». È Luigi Perrone l’uomo che vara una finanziaria comunale da 400mila euro per alleviare gli effetti della crisi senza neppure pronunciare un «yes, we can».
Perché al sindaco Perrone più degli States interessa il suo territorio. Dove ad aprile è stato rieletto per il Pdl con il 75%, senza neppure l’appoggio di Destra e Dc, che volevano imporre i collaboratori: «Gli uomini li scelgo io. So io chi vale», dice. Primo ingrediente: bisogna circondarsi di persone capaci e fidate.
È anche grazie a loro che la giunta ha varato a tempo record un pacchetto di misure anti-crisi sulla falsa riga di quelle governative: «Ho preso spunto da Berlusconi - ammette -. La sua politica del fare è la mia». Perrone non è re Mida. Ma lavora 17 ore al giorno, a costo di dedicare poco tempo ai due figli e alla moglie, e tiene il telefono acceso per i cittadini 24 ore su 24: «Rimboccarsi le maniche» è il secondo ingrediente.
Detto, fatto. «Il venerdì è tutto dedicato ai miei cittadini, li ricevo e li ascolto, qualcuno si confessa pure. È l’unico modo di capire le loro esigenze», spiega Perrone. Che così capisce come la popolazione sia preoccupata. «Per sostenere i portafogli, rinunceremo alla manutenzione di un paio di strade». E quindi via con la «leva fiscale» che esenterà 7mila persone (con imponibile inferiore ai 12mila euro) dalla quota comunale dell’Irpef; via con l’aumento dei fondi sociali per supportare le famiglie disagiate su bollette e affitti. E via anche con gli aiuti sui tassi d’interesse delle piccole imprese, pastifici in testa. Praticamente, il governo dà una mano. Il sindaco l’altra.
Eppure tutta l’Anci reclama perché i fondi ai municipi sono pochi. Ogni giorno il canto del cigno di un’amministrazione. Ogni giorno il silenzio operoso di chi invece si ingegna in progetti intelligenti e «fa le cose» senza lamentarsi. Gino Perrone non ruba in chiesa per trovare i soldi. Non li moltiplica, non li stampa clandestinamente. Lavora in sinergia con i deputati eletti in Puglia (l’onorevole Pdl Gabriella Carlucci è una delle più attive nel segnalare possibilità di finanziamento e fondi europei) e poi programma con intelligenza. Terzo e più importante ingrediente: «Coinvolgiamo i privati e da anni chiudiamo il bilancio in attivo - spiega -. Così abbiamo un avanzo di due milioni e mezzo e in questo momento critico possiamo intervenire aumentando la quota destinata ai servizi sociali». Senza tagli roboanti, perché «qui a Corato di sprechi non ce ne sono più». E senza rinunce dolorose: «Per chiudere in pari non è necessario eliminare la cultura: una città non cresce solo con palazzi e strade».
E quindi a Corato acquistano palazzi storici, recuperano l’ex carcere, restaurano il Teatro comunale e creano una compagnia teatrale gemellata con il Teatro Regio di Catania. Installano pensiline fotovoltaiche, vigilano sull’assetto idrogeologico, costruiscono strade. E salvano gatti. «Era la mattina di Santo Stefano, volevo solo riposarmi - chiude Perrone -. Ma mi hanno chiamato perché un micio era rimasto chiuso nella scuola. Sono andato personalmente dal bidello per farmi dare le chiavi e aprire la porta. Non potevo stare a casa».