Coincidenze? E nel libro dell’anno era tutto previsto, ipocrisie incluse

Tra gli innumerevoli «precedenti» di Dominique Strauss-Kahn c’è una storia di stupro (presunto, fino a prova contraria) che stupisce per il modo in cui fu insabbiata. Siamo nel 2002. La giornalista Tristane Banon chiede un’intervista al potente uomo politico. Appuntamento in un appartamento semivuoto: ci sono solo letto, televisione e videoregistratore. Lei inizia a parlare, lui le accarezza un braccio. Lei lo respinge, lui la butta a terra. Lei gli rifila una raffica di calci, lui armeggia col reggiseno. Lei grida, lui non si impressiona. Nel 2007, la vicenda diventa pubblica nel corso di una trasmissione tv ma il nome di DSK è coperto da un bip. Pochi giorni fa la madre di Tristane annuncia che la figlia si rivolgerà a un avvocato.
Ecco, la madre. Si chiama Anne Mansouret e ha fatto carriera nel Partito socialista, quello di DSK. Consigliera dell’Alta Normandia, è candidata alle primarie per le presidenziali 2012. È la Mansouret, per sua stessa ammissione, ad aver convinto la figlia a stare zitta. Ora è afflitta dai rimorsi: «Rimpiango di aver convinto Tristane a non presentare denuncia subito. Dopo che venne assalita, ne parlammo a lungo. Alla fine abbiamo concluso che era meglio non andare in tribunale». Impossibile (e inutile) giudicare le motivazioni che hanno spinto mamma Mansouret al silenzio. Era sicura che DSK fosse troppo importante per non farla franca mentre la reputazione della figlia ne sarebbe comunque uscita a pezzi? Aveva paura per sé e la propria carriera nel partito? Non sta a noi dirlo. Una cosa è sicura. Nel recente romanzo di Jonathan Franzen, Libertà (Einaudi), è raccontata una storia quasi identica e nella finzione ogni risposta ai quesiti di cui sopra è lecita. Patty frequenta il college e viene violentata da un certo Ethan Post. Non segue denuncia: sono i genitori a dissuadere Patty. Ma chi sono mamma e papà? E chi è il vile aggressore? Joyce, la madre, è «una Democratica di professione». Nel 1960 sostiene JFK, poi vengono i diritti civili, il Vietnam e Bobby Kennedy. Nel 1968 partecipa alla prima convention nazionale, quindi diventa tesoriera e presidente del partito per la contea. Ray, il padre, è un avvocato di grido. Ma difende anche «la povera gente», soprattutto immigrati, a titolo gratuito. Chi ha notato certi suoi sguardi o risatine in aula non risparmia commenti acidi: per Ray è «come se la miseria, lo sfregio e il carcere fossero un semplice spettacolino offerto dai ceti inferiori per ravvivare una giornata altrimenti noiosa». Inutile precisare che Ray e Joyce sono ricchi sfondati. Il futuro avvocato, per dire, è cresciuto in una magione, progettata da Frank Lloyd Wright, che svetta fra le colline del New Jersey nel mezzo di una grande proprietà avita.
A Franzen piace ridere dell’ipocrisia liberal. La stoccata finale arriva con l’ingresso in scena di Ethan Post. Quando Joyce sente il nome dello stupratore decide di parlarne a lungo con la figlia Patty. Proprio come ha fatto nella realtà la Mansouret con Tristane. Il dottor Post, padre di Ethan, «aveva una di quelle case in cui Teddy Kennedy, Ed Muskie e Walter Mondale andavano in visita quando erano a corto di fondi». Per essere ammessi nel suo «giardino» (grosso come Central Park) bisogna essere parte dell’élite democratica. Joyce e Ray convincono Patty a lasciar perdere. Perché in fondo «Chester Post non è un uomo facile ma fa un sacco di cose buone per la contea». Senza contare «le udienze preliminari» che danneggerebbero soprattutto la querelante. Insomma, zitta e mosca: «Impara a stare più attenta», «Devi dire a te stessa: “Ho commesso un errore e ho avuto sfortuna”», «Accontentati delle scuse formali».
Patty obbedisce. Ed è solo per caso, naturalmente, che quando il Partito democratico decide di candidare alla Camera sua madre, i Post organizzano un raduno con raccolta fondi nel loro «giardino». Joyce, divenuta nel frattempo paladina dei bambini poveri, viene eletta. La morale è semplice: un posto in prima fila al Congresso, da cui difendere i diritti civili, val bene lo stupro di una figlia.