Col Bruckner della «Giovanile» un po’ di retorica e tanta bravura

Anche noi critici italiani abbiamo i nostri crucci e i nostri incubi professionali. Uno è, proprio mentre scriviamo cose che ci fanno sentir gioia d'essere nati nel nostro paese, veder le nostre pagine inghiottite subito da qualcosa di peggio del cestino: la pigrissima coscienza nazionale che si contenta di un po’ di retorica compiaciuta, e non riflette, non cerca se per caso abbia una sua parte nel progresso. Domenica alla Scala si è ascoltata l'Orchestra Giovanile Italiana, frutto del lungo, temerario, paziente, ispirato lavoro della Scuola di Fiesole e c'è stato da compiacerci per la seria intensità del suono e per le speranze che questi ragazzi ci regalano. Programma tutt'altro che furbo, Mahler e Bruckner all'ora della digestione pomeridiana, e per di più in apertura l'adagio della Decima di Mahler piluccato con tanta calma; ma che ha mostrato nella Nona Sinfonia di Bruckner diretta con grande saldezza ed eloquenza insistita da Gabriele Ferro un'impostazione eccellente.