Col burqa in tribunale, i passanti chiamano i carabinieri

La tunisina stava aspettando il suo avvocato ed è scattato l’allarme. I militari l’hanno identificata

Un’araba completamente coperta da burqa avrebbe comunque suscitato attenzione, commenti più o meno «politicamente corretti», risatine e un continuo darsi di gomito. In altri tempi però. E in altri luoghi. Perché se ci si trova davanti al palazzo di giustizia, si chiama direttamente la polizia per far controllare una potenziale «terrorista islamica». Come appunto è successo ieri mattina in via Freguglia.
C’è folla davanti all’ingresso del tribunale, fotografi e giornalisti sono in attesa dei finanzieri che hanno dato l’assalto alla banca Antoveneta, convocati dal Gip Clementina Forleo. Quando alle 10 compare una figura velata: una nera veste la avvolge da capo, letteralmente, a piedi. Infatti il tessuto che copre anche il volto, lasciando solo una sorta di «rete» davanti agli occhi. La donna si aggira con «fare sospetto» per qualche minuto, in mano ha persino una borsetta di plastica, ovviamente piena di esplosivo, pronta a farsi saltare davanti a uno degli obiettivi più sensibili di Milano.
I passanti richiamano l’attenzione delle guardie giurate che girano la segnalazione ai carabinieri in servizio all’edificio. I militari escono dal corpo di guardia, fermano la donna, controllano i suoi documenti chiedendo anche la ragione della sua presenza. Falso allarme, né più né meno come le valigie dimenticate in strada. La «kamikaze» infatti è una tunisina di 30 anni che si stava recando dai magistrati per chiedere un colloquio con il marito rinchiuso in carcere. A scanso di equivoci la maghrebina è stata fatta passare sotto il metal detector che ovviamente non ha registrato alcuna anomalia. Anche questa volta la città è salva.