Col marchio «Sartoria Sanvittore» sfilano gli abiti cuciti dalle detenute

Da ieri Milano ha una nuova griffe di moda. Una griffe di lusso, che mixa in modo originale tessuti come il jersey e l’organza. Il marchio che ha debuttato ieri con una piccola sfilata di abiti da sposa in attesa della settimana della moda femminile di settembre, si chiama «Sartoria Sanvittore». La stilista, Rosita Onofri, fa parte della cooperativa Alice, quella che dal ’92 impiega detenute ed ex detenute di San Vittore nella confezione di abiti sartoriali e costumi teatrali. Rosita ieri ha potuto dimostrare il proprio talento (davanti a un parterre di giornalisti, fotografi, vip, e detenute) nel cortile della sezione femminile del carcere di San Vittore. Dove è andata in scena una grande sfilata a cui hanno partecipato anche sedici fra i più grandi marchi del made in Italy: Prada, Krizia, Lorenzo Riva, Soprani, Philosophy di Alberta Ferretti, Pignatelli, Giorgio Grati, Mariella Burani e altri ancora con alcuni capi della collezione Primavera-Estate 2008. A chiudere l’evento gli abiti gipsy chic di Giorgio Armani. Ad aprirlo proprio quelli - bellissimi - della «Sartoria Sanvittore».
«Abbiamo deciso di debuttare con gli abiti da sposa perché sono il sogno di ogni donna, e vogliamo far sognare anche le detenute», ha spiegato Alessandro Brevi, presidente di Alice, unico uomo fra una trentina di donne che lavorano alla cooperativa. E in effetti gli abiti da sposa confezionati e cuciti a mano dalle signore di Alice hanno fatto sognare per un attimo spettatori e detenute. Alcune di loro, tutte sedute lì ad applaudire, lavorano per la sartoria del carcere, altre (14 in tutto) hanno il permesso di uscire e raggiungere la cooperativa per realizzare modelli e prototipi insieme alle volontarie ed ex detenute.
A presentare l’evento, Tiziana Maiolo, assessore comunale alle Attività produttive che da anni coltiva la moda come occasione di lavoro e creatività all’interno del carcere milanese. E che quest’anno ha aggiunto molti big alla lista degli stilisti solidali con le detenute. «Domanda e offerta di lavoro si incontrano in carcere: è importantissimo far capire che dentro si può imparare un mestiere e dare così una svolta positiva alla propria vita», dice l'assessore, che ieri ha anche annunciato un’altra importante novità: «Due case di moda stanno dando lavoro alle detenute della cooperativa Alice». Pietro Brunelli e Debora Sinibaldi ieri hanno sfilato insieme alle altre griffe proprio con alcuni abiti (una deliziosa collezione premaman per il primo e abiti ispirati agli anni ’30 per la seconda) cuciti dalle sarte della cooperativa.
Il pomeriggio, condotto dalla presentatrice tv Barbara D’Urso, si è chiuso con una promessa di Tiziana Maiolo: trovare uno spazio in cui i capi della «Sartoria Sanvittore» potranno essere venduti. Per ora si possono trovare solo sul sito ww.cooperativalice.it. Dove presto saranno messi in vendita anche altri abiti, più o meno sportivi. «Ci piacerebbe - conclude Brevi - creare dei vestiti che vadano bene per ogni occasione, dai lavori di casa alle uscite serali».