«Col mio thriller-fantasy vi racconto l’aldilà»

Roma«Noi sappiamo che non esistono i draghi, però, per due ore ci divertiamo. È un contratto tra pubblico e regista: per due ore, bisogna credere che quanto si vede sia vero», spiega il regista, sceneggiatore e produttore Peter Jackson, finora l’unico capace di dirigere tre film simultaneamente (La compagnia dell’Anello, Le due torri, Il ritorno del re). E bisogna dargli retta, quando lucidamente parla del suo lavoro, che porta avanti con successo da una quindicina d’anni. Dopo aver raccolto sei Oscar, tra la Trilogia degli Anelli e King Kong, incassando a mani basse in tutto il mondo, rieccolo a cimentarsi con qualcosa di sospeso tra cielo e terra, com'è tipico della sua visione fantastica dell’esistenza.
Si tratta di Amabili resti (resa meno agghiacciante del titolo originale The Lovely Bones, con richiamo alle ossa da morto) un film (dal 5 febbraio) pieno di suspense e di speranza, perché stavolta è del limbo che si parla e di quel che accade quando si muore. Basato sul best seller di Alice Sebold, caldamente raccomandato a Jackson dalla moglie Fran Walsh, con la quale Peter condivide scrittura, produzione e famiglia con prole, questo fantasy dai risvolti neri parte dall’omicidio della quattordicenne Susie Salmon (l’irlandese Saoirse Ronan, brava nel misurarsi col suo difficile ruolo di morta vivente). E si dipana, come una matassa sempre lì lì per districarsi, nei meandri di dinamiche impreviste, all’interno della famiglia sconvolta da un lutto così lacerante.
Il padre, quel Mark Wahlberg che avevamo apprezzato come poliziotto in The Departed di Scorsese, è distrutto all’idea di non aver protetto sua figlia, assassinata dal vicino di casa, un irriconoscibile Stanley Tucci biondo e perfido. «Volevo fare un film sull’amore, soprattutto sul legame più importante, quello tra padre e figlia. Del resto, ogni essere umano si pone la domanda: che cosa succede quando si muore? È uno dei misteri che unisce l’umanità. Personalmente, non mi sono fatto un’idea del post mortem, amo pensare che ci sia una spiegazione scientifica, un’energia dello spirito che non può essere distrutta», riflette Jackson, appassionato di oggetti della prima guerra mondiale (di quel periodo ha una discreta collezione di aerei).
Una mescolanza tra vita terrena e misteri dell’aldilà anima, dunque, Amabili resti, parecchio giocato su straordinari effetti visivi, creati apposta per raffigurare il limbo, in cui Susie si aggira. Ma anche il suono ha un suo peso preponderante: tetti che scricchiolano, stormire di vento, fruscii, cigolii di porte creano effetti drammatici semplici, ma allarmanti. Così, una delle scene predilette da Jackson è quella in cui la sorella dell’adolescente assassinata penetra nella casa del killer, in cerca di prove. «Volevo far sentire il battito cardiaco della casa. E per riprendere da vicino Stanley Tucci, qui un solitario maniacale, da me totalmente trasformato (da icona pop, l’ho fatto diventare assassino), ho usato una microtelecamera: praticamente una lente di plastica, grande come un fiammifero. Avendo tre figli, Tucci temeva d’affrontare il suo personaggio. Lui, così italiano nell’aspetto - scuro di capelli, occhi neri - ha assunto il look del viso pallido, con lenti a contatto azzurre da anonimo delinquente, pronto a farla franca».
Nel film è centrale il personaggio di Susie, che vaga nel suo ambiente celestiale, dove non si avverte mai nulla di fisico: persino il gazebo, dove la ragazzina avrebbe dovuto incontrare il suo primo fidanzatino, è trasformato in un segnale luminoso su uno specchio d’acqua. «A me piacciono le sfide: sull’aldilà, potevo fare un film grigio e deprimente. E invece Susie non muore mai, apparendo in forma diversa. Ritengo che questo sia un messaggio positivo per i giovani, perché il mio film non verte su un omicidio, ma sulla speranza di un’altra esistenza, dopo la morte», ammette il regista neozelandese, che avendo una figlia adolescente si è preoccupato di «affrontare un tema salutare, nel dialogo tra genitori e figli». Tra i vampiri di New Moon e le atmosfere inquietanti di Amabili resti, gli adolescenti italiani, immersi in atmosfere buie, hanno di che stranirsi, al cinema, intorno a tematiche sovrasensibili.