Col nuovo ordinamento della polizia municipale promossi 1500 caschi bianchi

Mentre il corpo attende il rilancio creata una parcellizzazione di mansioni e incarichi ben pagati

Devono essere particolarmente zelanti gli esecutori testamentari scelti dalla giunta Veltroni. Non si spiega altrimenti perché, a due mesi buoni dall’elezione di Gianni Alemanno, stiano continuando a saltar fuori strane eredità lasciate dall’ex sindaco. Molte delle quali sono state decise in extremis, poco prima dell’avvicendamento sullo scranno più alto del Campidoglio. Dell’ultima, quantomeno in ordine di tempo, hanno beneficiato circa 1500 vigili urbani, promossi in grado tramite un accordo tecnico firmato il 24 aprile scorso, cioè a una manciata di ore dal ballottaggio che ha consegnato al centrodestra le chiavi della città.
Ci riferiamo al nuovo ordinamento della polizia municipale capitolina, che da più parti è stato bollato come un colosso dalla testa piccola, i piedi minuti e una pancia enorme. Nonostante la realtà parli di un numero di comandanti limitato e di un personale operativo altamente deficitario in relazione alle esigenze della città, il documento si preoccupa di dare vita a una struttura intermedia fortemente segmentata. A una parcellizzazione verticale di incarichi e competenze interne al corpo, per giunta ben incentivate. Ai 1181 nuovi responsabili di reparto viene infatti riconosciuta un’indennità specifica di circa 4800 euro, mentre per i 280 responsabili di una sezione o di gruppi di sezioni si sale di parecchio, con picchi di 12.911 euro. Denaro attinto dal fondo comune dei dipendenti e sbloccato dagli uomini di Veltroni con un tempismo perfetto, proprio alla vigilia del canto del cigno.
«Questa vecchia tentazione di regalare soldi e promozioni poco prima di un’elezione è tornata strisciante con l’accordo del 24 aprile tra alcuni sindacalisti e un’amministrazione troppo distratta da quelli che dovrebbero essere i suoi obblighi di correttezza e buona gestione», fa notare Roberto Ramazzotti della Uil Fpl. Mentre Giancarlo Cosentino, segretario romano della Cisl polizia municipale, rispedisce al mittente ogni accusa: «L’accordo non è altro che la sintesi di un confronto durato circa un anno e la scelta politica era già stata fatta a febbraio. In più garantisce certezze al cittadino, perché crea una specializzazione per materia e precise responsabilità che ogni funzionario si assume, le quali si riflettono sull’efficacia complessiva dell’attività che viene svolta».
Tralasciando per un attimo la tempistica con cui si è giunti all’accordo, sono le procedure contenute nel nuovo ordinamento professionale a far discutere. La Federazione delle rappresentanze sindacali di base del pubblico impiego, per esempio, parla di «creature artificiali» riferendosi ai 1500 nuovi responsabili. Che, in deroga alla prassi, la quale si fa rigorosa nel prescrivere prove selettive per simili avanzamenti di carriera, sono stati promossi in maniera automatica. «L’articolo 14, essenza della manna celeste - si legge in un volantino - prevede che in sede di prima applicazione, senza alcuna motivazione, tutto il personale della categoria D sia collocato nella posizione di responsabile di reparto e tutto il personale già responsabile di reparto sia collocato nella posizione di responsabile di sezione». Al di là dei fini politici e dell’efficienza del nuovo assetto organizzativo, i dubbi allora si addensano: «Siamo davanti a una totale mancanza di selezione del personale - chiosa Ramazzotti - stiamo parlando di milioni di euro regalati senza nemmeno verificare l’adeguatezza al nuovo ruolo. In pratica, è stata accontentata una platea che era in attesa».