«Col nuovo polo cinese infrastrutture e servizi anche per Gratosoglio»

Il Comune: «Disponibili 20 milioni» I residenti: «Siamo a rischio ghetto»

Quelli del Gratosoglio non fanno sconti. «I cinesi non li vogliamo, l’assessore se lo ficchi bene in testa». Ma Carlo Masseroli non demorde e per tre ore o poco più difende l’idea di una nuova Chinatown in via Dei Missaglia. «Quest’operazione potrebbe essere anche l’opportunità di sistemare situazioni aperte da tempo. Come dare uno spazio di aggregazione al quartiere o le altre esigenze che emergono» premette il numero uno dell’urbanistica milanese.
I residenti però non credono né alla bontà del progetto né alle ricadute sul quartiere. «I venti milioni di oneri di urbanizzazione saranno utilizzati in questa zona» continua Masseroli, «allargheremo via Selvanesco come reclamate da tempo»: «Sì, nell’ipotesi che il progetto vada avanti, sceglieremo insieme per quali servizi e necessità utilizzare quei venti milioni».
Parole al vento per chi sostiene di far già i conti con il degrado. «Siamo l’immondezzaio della città. Campi nomadi? Ne abbiamo a sufficienza. Sbandati? Occupano la Casa Gialla di via Saponaro. Rifiuti? C’è un depuratore e il Comune sta progettando pure un termovalorizzatore». Elenchino «della zona sud penalizzata negli anni» chiosa Antonio Panzone, uno dei pasdaran del «no China»: «Chiaro a tutti, assessore e Comune esclusi evidentemente, che il Gratosoglio rischia sempre più di essere un quartiere per “persone da isolare“ ovvero per ospitare quelli che danno fastidio in centro Milano».
«Quartiere che Milano non considera il suo fiore all’occhiello», aggiungono Luciano Carrera e Marcello Buccini del comitato di quartiere: «Anzi, un quartiere che è valvola di sfogo dei malesseri e dove, tanto per non farci mancare niente, con la nuova Chinatown peggiora definitivamente anche il traffico con un movimento quotidiano di mille e passa furgoni».
Masseroli (ri)spiega che «stiamo parlando non di un progetto definitivo ma di un’ipotesi progettuale, che ha un minimo di consistenza» e che, il Comune, «è qui per capire insieme ai cittadini cosa possiamo realizzare». Inutile spiega. Come quella della proprietà dell’area su cui sorgerebbe il futuro Asian Trading Center: «Attenzione, è un’operazione di alto profilo, capace di divenire una fiera permanente condivida dalle autorità cinese. E da imprenditore vi dico che se ne puà ricavare ricchezza, lavoro e opportunità» osserva Gianni Mocarelli. Annotazioni valutate di troppo. «Non abbiamo l’anello al naso» replicano i residenti, mentre Luigi Sun, promotore del progetto, allarga le braccia e rivela che «attualmente, nessuno dei commercianti cinesi di Sarpi ha dato l’ok al trasferimento». Già, confida un residente, «loro vivere nel centro di Milano e non nell’immondezzaio».
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