«Col rimpasto, giunta da coppa del Mondo»

Rientra l’uomo di Casini. Resta al suo posto il dc Zambetti

Marcello Chirico

Dicesi «rimpasto» una «riorganizzazione parziale della composizione politica di un governo mediante sostituzione o spostamento di alcuni componenti». Mai come stavolta il governatore Roberto Formigoni si è attenuto scrupolosamente alla versione filologica, quella da vocabolario Devoto-Oli, per mettere in atto il «suo» rimpasto al Pirelli. Quello promesso fin in avvio della terza (e consecutiva) legislatura regionale ai consiglieri di maggioranza da troppo tempo in stand-by per un posto in giunta, ma anche quello più volte annunciato alla stampa sin dai giorni di campagna elettorale delle ultime Politiche.
Ieri pomeriggio, terminate le consultazioni con partiti e componenti di maggioranza, il Ct regionale ha annunciato la nuova formazione, quella che - in assenza di terremoti politici - traguarderà i prossimi 4 anni di governo regionale. Una ufficializzazione quasi a sorpresa, quella del governatore, tesa a stoppare in maniera definitiva le tante fughe di notizie sul tema susseguitesi nelle ultime settimane e che tanto lo innervosiscono. «Una formazione - l’ha presentata Formigoni - in grado di battere la Francia in qualsiasi finale, perché sarà la giunta che farà fare alla Lombardia un gran salto di qualità».
Il rimpasto è stato «rimpasto» in tutti i sensi, perché oltre all’ingresso delle new-entry, Formigoni ha rimescolato pressoché in toto le deleghe, lasciando fuori dal frullatore la sola An. Cinque erano i posti lasciati liberi da chi è emigrato al Parlamento (Maurizio Bernardo), chi si è trasferito a Palazzo Marino (Giampiero Borghini, che però continuerà a essere consigliere in Regione), chi a giorni andrà a occupare la presidenza di un Irccs (Alessandro Moneta al Besta, Alberto Guglielmo al S. Matteo di Pavia) oppure ha semplicemente migliorato il proprio status politico all’interno della stessa Regione (come Ettore Albertoni, neo eletto presidente del parlamentino lombardo).
Cinque i sostituti: tre azzurri, un udiccino e un leghista. Il già sottosegretario ai Trasporti Raffaele Cattaneo aumenta le stellette sul petto e diventa assessore proprio a Infrastrutture e Mobilità, Massimo Ponzoni è il nuovo responsabile della Sicurezza (Polizie locali e Protezione civile), Gianni Rossoni si occuperà di Istruzione e Formazione, l’Udc torna in giunta con il già assessore al Commercio Mario Scotti ora neo-responsabile delle Politiche sulla casa e opere pubbliche, e riprende posto nuovamente nel governo regionale pure il lùmbard Massimo Zanello con la delega alla Cultura.
Rimescolamento di materie per altri tre forzitalioti: Massimo Buscemi passa dalla Sicurezza ai Servizi di pubblica utilità, mentre Marco Pagnocelli e Domenico Zambetti (già Udc, poi nuova Dc e ora entrato in delegazione con Fi) si scambiano tra loro le deleghe rispettivamente ad artigianato e ambiente.
Novità pure tra i sottosegretari: ad affiancare Adriano De Maio e Antonella Maiolo, arrivano pure Roby Ronza alle Relazioni internazionali (d’ora in poi sarà lui il ministro degli Esteri lombardo, Formigoni si riserverà le top-mission) e, autentica chicca, Angelo Giammario alle Relazioni con Palazzo Marino. Un modo per rendere ancora più concreto il desiderio di collaborazione col Comune di Milano, come concordato con Letizia Moratti, la quale ha battezzato la nomina come «una scelta significativa che farà crescere il dialogo tra le istituzioni».
«Come si può vedere - ha spiegato le proprie scelte Formigoni - non ho fatto fuori nessuno, ma a quanto pare ho accontentato proprio tutti e questo darà sicuramente più forza a questa nuova giunta. Alla quale, adesso, chiedo di dare il massimo, perché dobbiamo fare uno sforzo in più, un salto enorme, perché in tutto il Paese vi è una crescente attenzione a quanto la nostra Regione realizza per quanto attiene il rafforzamento delle libertà dei cittadini, costruendo un sistema che funziona e che sia di riferimento per l’Italia intera». Quattro le riforme prioritarie indicate dal governatore e che lui vuole «rendere importanti come quella della sanità». Riguardano la formazione, il lavoro, l’informatizzazione e la semplificazione. «Non sono rimasto in Regione per fare flanella - ha tenuto a rimarcare Formigoni - ma per lanciare una nuova sfida alta e impegnativa, che i nuovi assessori hanno raccolto e io spronerò a mettere in atto».