Colaninno: «Capitalia deve crescere»

Arpe: «Ma i patti di sindacato rischiano di limitare lo sviluppo delle banche»

da Milano

I soci di Capitalia spingono per la crescita e offrono il loro sostegno, attraverso il patto di sindacato. Mentre l’amministratore delegato del gruppo capitolino, Matteo Arpe, avverte, però, che in linea teorica la struttura del patto di sindacato ha in se stessa suoi limiti, soprattutto nel momento in cui si impone la crescita dimensionale.
Il dibattito è aperto da tempo. Ma ieri hanno parlato diversi protagonisti. Sostiene infatti Arpe che la struttura dei patti di sindacato, tipica del sistema italiano, può costituire una difesa nel breve periodo, ma non si sposa con l'obiettivo di una crescita dimensionale. Intervenendo a un convegno a Milano, organizzato dal Sole 24 Ore, Arpe (che come la maggior parte dei suoi omologhi guida una banca retta proprio da un patto tra grandi soci) ha comunque sottolineando il carattere teorico della sua analisi, osservando che «a livello di sistema l'esperienza internazionale mostra che non vi è nessuna impresa in Europa con capitalizzazione da 50-60 miliardi di euro che abbia una struttura di patto di sindacato». Quindi, ha proseguito, «la soglia dimensionale, cioè l'obiettivo a cui si tende, non si sposa» con la struttura di controllo tipica di molte imprese e banche italiane. Il ruolo del management, piuttosto, è la leva fondamentale per decidere delle dimensioni della banca. Il cui controllo resta stabilmente in mano ai suoi azionisti. «In un caso teorico - ha detto ancora Arpe - è un'equazione difficile da risolvere, quella da un lato della struttura tipica italiana dei patti di sindacato e dall'altra la ricerca dimensionale».
I limiti del capitalismo italiano, secondo Arpe, sono la carenza strutturale di capitali e la presenza marginale di investitori istituzionali di lungo periodo, come i fondi pensione. In questo contesto ci sono due modi per difendersi: «affidarsi ai patti di sindacato, utili nel breve ma non nel lungo termine, o affidarsi all'efficienza della gestione, vera difesa di lungo periodo dell'impresa».
E non è forse un caso che nelle stesse ore Roberto Colaninno, uno dei soci di Capitalia, abbia sostenuto lo sviluppo della banca, invitando i manager a trovare la strada più giusta. Capitalia «deve svilupparsi - ha detto Colaninno -. Il management deve presentare le strategie. Gli azionisti approvarle». E alla domanda se il patto sosterrà lo sviluppo di Capitalia, ha risposto: «Per quanto mi riguarda assolutamente sì, tutto nell'interesse dello sviluppo della banca e anche nell'interesse degli azionisti». Sulla stessa linea anche Fausto Marchionni, numero uno di Fonsai (gruppo Ligresti: «Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità ad aumentare la nostra quota in Capitalia e lo abbiamo già fatto».