Colaninno lascia o raddoppia? Paure e tensioni in Piaggio

L’imprenditore che ha rilanciato la casa motociclistica potrebbe mantenere solo la presidenza. La famiglia resta in sella al gruppo

nostro inviato a Pontedera

Concentratissimi. Decisi a non lasciarsi sfuggire una parola. Per capire e carpire i segreti dello scooter più popolare al mondo. Trenta tecnici indiani a lezione, come scolaretti, nella sala convegni attigua al Museo Piaggio. Impossibile si accorgano che, a pochi metri, nel cuore dell’azienda di Pontedera, si vive il clima dell’attesa per la nuova grande sfida che, nel bene o nel male, comunque rimbalzerà sulla sella. Roberto Colaninno lascia o raddoppia?
E nel caso, con lui chi se ne andrà per accompagnarlo nell’avventura della Nuova Alitalia? E chi sarà capo? E di chi? Domande che si aggrappano all’ultima indiscrezione: Colaninno potrebbe lasciare tra un po’ di tempo la carica di ad, mantenendo però sempre la presidenza. Sussulti di preoccupazione che si stemperano davanti a quel confessionale laico che è oramai diventato il distributore delle bevande e si consumano tra i bisbigli. Parlano tutti in queste ore alla Piaggio. Ma ufficialmente non parla nessuno. Solo i sindacati alzano la voce, nonostante le rassicurazioni della famiglia che non ha alcuna intenzione di mollare la presa sul gruppo.
E così martedì ci saranno due ore di sciopero con presidi ai cancelli e mobilitazione generale. Sembrano tornati quelli di una volta, i sindacati. Quelli duri e puri. Che non ammettono cambiamenti di rotta. Su due ruote come nei cieli che solcherà la nuova compagnia. Eppure per loro nemmeno tanto tempo fa, Colaninno era l’imprenditore illuminato, il risanatore salvifico che occhieggiava con benevolo sguardo a sinistra mentre adesso che si deve occupare anche di far volare la gente, è improvvisamente diventato il padrone delle ferriere. L’uomo da guardare guardinghi. Ecco quindi che Maurizio Landini (Fiom-Cgil) tuona: «Nella trattativa per il rinnovo dell’integrativo l’azienda ha irrigidito le proprie posizioni su precarietà, stabilizzazione dell’occupazione, salario e ambiente di lavoro. Perché? Ci auguriamo che maturino presto nuove disponibilità. Del resto, con il dinamismo imprenditoriale, evidentemente poggiato su una robusta solidità finanziaria, che Colaninno sta mostrando in questi giorni, sarebbe davvero incomprensibile la non realizzazione rapida di un buon accordo aziendale». È il pensiero delle tute blu che, a fine turno, si ritrovano alla Casa del Popolo con annesso Circolo Operaio, a Calcinaia, sulla via Tosco-Romagnola, luogo storico. «Bisogna mostrare i denti, i soldi ci sono. È il momento giusto adesso che il capo è impegnato su due fronti». Dicono che sono concordi i sindacati, ma qui si ha la netta sensazione che l’unica a pensarla veramente così e la Fiom, anzi la corrente di Rifondazione al suo interno. Il pensiero dei neo rivoluzionari si discosta appena da ciò che ci mostrano negli stabilimenti di viale Rinaldo Piaggio. Numeri e cifre che celebrano la beatificazione del risanatore salvifico e giustificano la paura che il grande condottiero giri i tacchi lasciando la Piaggio al suo destino: «L’accordo aziendale siglato con Colannino il primo luglio del 2004 metteva fine a una vacatio contrattuale di nove anni. Colaninno prese in mano da Morgan Grenfell un’azienda che aveva 580 milioni di debito nel 2003 e ne ha fatto la numero 4 con oltre 700mila veicoli prodotti (esclusi i 200mila della joint venture cinese) e un brand che viene puntualmente infilato al cinema e negli spot perché fa trend. Questa è stata la cura Colaninno». «La Vespa non si fermerà mai», ripeteva il suo papà, Corradino D’Ascanio. Pare un buon motivo per fidarsi.