Colaninno: «Manovra valida e di grande valore etico Dico no al proporzionale»

Guido Mattioni

nostro inviato a Capri

Un plauso e due stoccate. Il primo al governo, per la legge Finanziaria definita «di equilibrio» e contenente «un segnale di grande valore etico», qual è «la riduzione delle spese delle principali istituzioni». Le stoccate? Una, in generale, alla classe politica, con maggioranza e opposizione entrambe prigioniere della «cultura dell’appartenenza» (o di là o di qua); e l’altra, più in particolare, a chi auspica un ritorno al sistema elettorale proporzionale, che invece «sarebbe un inutile e pericoloso salto indietro di dieci anni».
È serio e teso, Matteo Colaninno, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, nel suo intervento di apertura al ventesimo convegno annuale della categoria. Tanto che nemmeno l’accenno di un sorriso, se non uno, fugace, timido e liberatorio, concesso soltanto sull’applauso finale, ne attraversa il volto quasi adolescenziale, da primo della classe.
Serio, del resto, è anche lo scenario tracciato dal numero uno della Confindustria under 40 sotto il cielo insolitamente cupo di una Capri insolitamente inzuppata di pioggia. Ne emergono un modello di sviluppo occidentale che «non tiene conto dei salari cinesi, della creatività indiana, della capacità di attrarre investimenti dell’Europa dell’est» e un’Italia che «continua a vivere in un “mondo parallelo” di certezze perdute, forse al di sopra dei propri mezzi». In questo quadro il nostro Paese «somiglia oggi a un aereo che corre lungo la pista con i motori che perdono potenza, ma ormai ha superato la velocità critica e può solo decollare: l'alternativa, la frenata in extremis, non è più possibile».
Detto altrimenti: l’unica via d’uscita, se si vogliono respingere «un declino economico sociale e un profilo “regionale” sullo scacchiere mondiale», è puntare sul rilancio. Perché nel secolo in cui «il sole dello sviluppo sorge a Oriente, non è affatto detto che debba tramontare a Occidente». Il declino economico, infatti, «diventa tale quando non ci si accorge di esso. Ma gli italiani - aggiunge l’imprenditore - se ne sono accorti. E sono in grado di reagire».
Fin qui la diagnosi. Quanto alle medicine, Colaninno junior elenca una serie. Ma innanzitutto due, ricorrendo ad altrettante parole che suonerebbero forse estranee, più che strane, in un’assemblea confindustriale «dei grandi». E quelle due parole, che Colaninno rubrica nel suo intervento come «le chiavi del futuro», sono «fiducia e famiglia». All’apparenza parole «leggere», ma nella sostanza straordinariamente (e positivamente) pesanti. «Gli italiani non sono persuasi che il futuro dei figli possa essere migliore della condizione dei padri - è il suo allarme. - Ma se la fiducia è il vero motore delle economie avanzate, la responsabilità più grande del ceto dirigente è quella di generarla, investendo sulla “felicità” dei cittadini», afferma il presidente dei Giovani industriali «E tra i sette fattori decisivi per la felicità delle persone - aggiunge - tutte le ricerche internazionali collocano al primo posto la qualità delle relazioni familiari».
Compiti del nuovo ceto dirigente sarebbero quindi quelli - è il suo elenco - «di riattivare la fiducia dei cittadini e degli imprenditori, costruire nuove certezze e mettere la famiglia al centro dell’agenda politica». Il problema, però, consiste proprio in come avverrà il ricambio al vertice. «Oggi generare nuovi leader è terribilmente difficile», aggiunge il numero uno dei Giovani industriali, dato che «nell’era dell’incertezza all’Italia non bastano più pochi leader illuminati, non basta più solo la politica, non basta più solo Roma. Le società complesse possono essere governate solo da un ceto dirigente diffuso, da una squadra di leader».
L’obiettivo di fondo è infatti quello di liberare questo Paese là dove è ancora «ingessato», nonostante il lavoro fatto negli ultimi 15 anni. «Nella storia d’Italia non esiste - riconosce infatti Colaninno - un periodo così ricco di riforme a favore del mercato: dalle privatizzazioni alle liberalizzazioni, dal testo unico bancario alla riforma Draghi per la finanza, dal nuovo diritto societario alle nuove normative sugli appalti, dal pacchetto Treu alla legge Biagi, dalla riforma Moratti all’avvio della previdenza complementare».
La strada tracciata, insomma, è quella giusta. E quindi Colaninno, rivolto «a chi avrà la responsabilità di governare il Paese nei prossimi anni», chiede la realizzazione di quelle che definisce le «Cinque scelte strategiche» per i giovani industriali. Ovvero: rigore nella tutela dei conti pubblici; porre il valore del lavoro al centro della politica economica; garantire più concorrenza per liberare le energie private del Paese; trasformare le Pubbliche amministrazioni in generatrici di crescita; introdurre la rivoluzione del merito nel settore dell’educazione. Dopo di che, giù la cloche e pronti al decollo.