Colaninno: "Noi non venderemo Alitalia, l'obiettivo è crescere"

Il presidente della compagnia aerea ha illustrato nella convention con dirigenti e impiegati a Fiumicino, le prospettive per il futuro. Sabelli: "Il 2009 è l'anno della svolta, il tasso di riempimento degli aerei è salito al 59% e migliora la regolarità dei voli". Nel piazzale fischi da sindacalisti e cassintegrati 

Roma - La cordata di imprenditori italiani che ha accettato la sfida di Alitalia non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro, ma anzi punta a crescere sui mercati internazionali. A rassicurare i lavoratori è il stesso presidente Roberto Colaninno, che ha illustrato le prospettive per il futuro della compagnia in occasione della prima convention con dirigenti e impiegati, svoltasi in mattinata a Fiumicino.

Chiusi all'interno di un hangar che fino a poco tempo fa era adibito a verniciatura, i vertici della compagnia hanno illustrato il piano di rilancio e gli obiettivi, mentre fuori dalla struttura, presidiata da forze di polizia e carabinieri, alcuni rappresentanti sindacali, lavoratori in cassaintegrazione e membri del Pd protestavano con fischi e bandiere sindacali contro la scelta di organizzare un incontro in un momento così particolare (e in un hangar che fino a poco tempo fa ospitava un'attività ora esternalizzata) e per denunciare la situazione drammatica di migliaia di ex dipendenti Alitalia (secondo il segretario regionale del Pd Roberto Morassut, tra i 10 e i 15 mila posti di lavoro 'bruciati').

All'interno, tuttavia, il clima era sereno - hanno raccontato alcuni lavoratori al termine dell'incontro - anche se si sentivano le urla e i fischi dall'esterno, e i discorsi del presidente Colaninno e dell'amministratore delegato Rocco Sabelli sono stati accolti da alcuni applausi. "Non c'é alcuna intenzione di vendere", ha assicurato Colaninno, citando un antico detto contadino mantovano: "Vendere è parte del piangere". Le intenzioni degli azionisti italiani, ha aggiunto, sono "esattamente opposte": una volta risanata la compagnia, si punterà sulla crescita anche "sul mercato internazionale", per passare da preda a cacciatore. Sabelli ha definito il piano "impegnativo, complesso ma realistico" e ha messo in chiaro che il management è "libero da ogni pressione e influenza". "Basta con il taglio dei costi, bisogna aumentare i ricavi", ha aggiunto, sottolineando che il 2009 è "l'anno di svolta e già a luglio potremo stilare un bilancio sulla bontà dell' operazione".

Un segnale positivo arriva intanto dall'aumento del numero dei passeggeri della nuova Alitalia, con il tasso di riempimento degli aerei - ha detto Sabelli - "salito al 59%" (dal 43% di inizio febbraio, a pochi giorni dal lancio della nuova compagnia, partita il 13 gennaio). Migliora anche il tasso di regolarità, che "nelle ultime settimane è al 99,5%", mentre l'indice di puntualità è intorno al 70%.

In settimana, invece, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo convocherà il tavolo interistituzionale, esteso anche ai vertici della Cai, per fare il punto sulla situazione dei lavoratori di Alitalia, del suo indotto e di Fiumicino. Sul fronte Malpensa, il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, replicando al segretario del Pd Dario Franceschini (ieri ha detto che lo scalo milanese è simbolo del tradimento del nord da parte di Bossi e Berlusconi), ha difeso l'operato del centrodestra, sottolineando di sapere "come garantire il futuro di Malpensa, Linate e degli altri aeroporti".