Colaninno in sella al Vietnam «Pronti per 100mila Vespe»

Inaugurato il cantiere: tra due anni la prima moto «Paese straordinario: per la licenza bastano 10 giorni»

da Milano

La Piaggio, da ieri, è in Vietnam. La prima pietra dello stabilimento che sorgerà nel Binh Xuyen industrial park, nella provincia di Vinh Phuch, è stata posta alla presenza del presidente e primo azionista Roberto Colaninno, del ministro degli Esteri D’Alema e naturalmente del segretario del Partito Comunista locale, Trinh Dinh Dung. L’ironia, sul «colore» della cerimonia, sarebbe fin troppo scontata. La realtà è però un’altra, come spiega Colaninno al Giornale.
Per un’azienda italiana il Vietnam è più facile o più difficile di Cina e India, dove Piaggio è già presente in forza da qualche anno?
«Il Paese si sviluppa sulla falsa riga del modello della grande provincia cinese. Ma qui la Provincia gode di una ampia autonomia decisionale per i grandi distretti industriali. E questo rende tutto più facile».
Poca burocrazia?
«Niente burocrazia: entro dieci giorni dalla concessione del terreno, la Provincia rilascia la licenza e si può iniziare a costruire».
Concessione?
«Sì, è una sorta di affitto. Il governo non vende terreni ai privati. Noi abbiamo affittato il nostro per 55 anni per 2,4 milioni di dollari. Il distretto è già urbanizzato e ospita altri grandi gruppi, come la Honda o la Ibm».
In Vietnam, a differenza della Cina e dell’India, partirete subito con la Vespa. Quanto avete investito?
«Il primo intervento è nell’ordine dei 30 milioni di dollari: in due anni sarà pronta la fabbrica di assemblaggio della Vespa, con una capacità produttiva di 100mila moto l’anno. Poi, dopo aver effettuato le nostre valutazioni, potremo costruire una estensione, per produrre motori, che richiederà un investimento maggiore. Ma questo lo decideremo tra 2 anni».
Farete 100mila Vespe l’anno?
«No: si partirà da 20mila per arrivare in 5 anni a quota 50mila. Per scaramanzia e per prudenza non mi spingo oltre. Consideri che questo è un mercato che assorbe 2 milioni di moto l’anno, e che la Vespa è un prodotto conteso. Fino a oggi, d’esportazione, ne vendiamo già 6mila. Ma ci sono dazi del 100% e siamo costretti a praticare prezzi alti, 7-8mila euro. Ora cambia tutto».
È la strategia dell’internazionalizzazione. Intendete vendere le moto asiatiche anche nel mercato dei low cost europei?
«Da Cina, Vietnam e India serviremo tutta l’Asia, dalle Filippine alla Malesia, dal Laos all’Indonesia. Abbiamo completato sia le linee di prodotto, sia la presenza nel continente. Certo, alcuni prodotti che noi facciamo in Cina potranno andare nei mercati europei, penso a Spagna, Inghilterra e Italia. Ma per noi il low cost è una nicchia, non è certo il cuore della strategia».
Il vostro partner bancario per il Vietnam è ancora Intesa Sanpaolo, come per l’India?
«Intesa è il partner più tradizionale del gruppo Piaggio. Ma lavoriamo anche con altri istituti».
Immsi sta per vendere la quota ex Capitalia in Unicredit. Investirete ancora in Banche? Magari proprio in Intesa...
«Se ci sarà l’occasione certamente sì: credo che un collegamento diretto nella finanza sia importante perché finanza e industria viaggiano di pari passo e con una strategia comune. Non so dirle di Intesa, che è un partner operativo ed è meglio evitare conflitti d’interesse. Ma le banche sì, mi interessano ancora».