Da via Colano a Morego, espropriati e contenti

«Seguiremo l’esempio di via Colano». Ormai è un ritornello scontato. Quello che si sente ad ogni confronto tra gli esponenti della giunta di Marta Vincenzi e i residenti del Ponente e della Valpolcevera interessati dal passaggio della Gronda. Ma cos’è questo «modello via Colano»? È un esempio riuscito di esproprio, un prototipo tutto genovese che ha permesso a un gruppo di cittadini trasferiti in altra zona di vivere meglio in case più confortevoli senza dover mettere mano al portafogli. Una soluzione frutto di anni di trattative tra gli interessati al cambio di casa e l’amministrazione di palazzo Tursi. Via Colano è a Bolzaneto nella zona interessata anni fa alla realizzazione di interventi radicali di modifica della viabilità per la costruzione dei nuovi mercati generali e il contemporaneo allargamento del casello autostradale. Lì, tra autostrade e vie di accesso all’autostrada sorgevano tre edifici realizzati a fine ’800. Una sessantina di famiglie in tutto che, a metà degli anni ’90, erano state espropriate dal Comune per procedere con i cantieri. «Non è stato facile arrivare ad una soluzione condivisa -raccontano gli espropriati-. È stata una battaglia difficile ma nella “lotta” abbiamo trovato la comprensione di Arte e del Comune di Genova». Adesso queste sessanta famiglie sono state sposate in blocco sulla collina di Morego. Quattro caseggiati costruiti ad hoc tra gli alberi. Con box, posti auto, giardini e anche un campo da bocce. Un residence da quartiere residenziale che ha cambiato la vita di queste famiglie. Lo intuisci, appena arrivi dal sorriso con cui la gente ti accoglie. «Dall’inferno al paradiso» ti dicono in coro, «grazie a questa soluzione siamo rinati». E non è facile da comprendere il perché di questa rinascita visto che da quassù, tra gli uccellini che cinguettano e gli alberi a fare di contorno, guardi verso il basso e, poche centinaia di metri in linea d’aria, ti accorgi di come si viveva stretti tra una via e l’altra: «Tra i camion, dalla mattina presto fino a tarda notte -raccontano-. Alle cinque del mattino cominciava il girovagare dei tir sulla strada, ballavano persino i vetri delle finestre. D’estate si respirava smog mentre d’inverno, dato che non c’era il riscaldamento, l’unica stanza della casa dove avevamo caldo era la cucina, dotata di una stufa a gas. Per vedere la tv in salotto dovevamo indossare il cappotto».
La storia è tutta diversa, grazie ad un braccio di ferro vinto alla grande. Non solo ai residenti di via Colano, oltre al valore della casa, è stato concesso un indennizzo equo, non solo gli è stata offerta una ricollocazione nello stesso quartiere in cui risiedevano, ma il trasferimento è avvenuto in blocco e in tempi rapidi con la possibilità nei nuovi appartamenti, di adattare le stanze a proprio piacimento, coadiuvati dall’architetto di Arte.
Si interessano alla vicenda della Gronda da distante, comprendendo le difficoltà di chi dovrà cambiare casa: «Chi sarà interessato all’esproprio deve essere pronto a lottare e a non mollare per ottenere ciò che è giusto avere -suggeriscono-. A noi pare strano che si riesca ad attuare lo stesso modello utilizzato per noi. Si parla di centinaia di famiglie, mentre noi eravamo un numero più limitato. Non vorremmo che chi presenta questo modello voglia giocare sulla pelle della gente».