Colantuono si scusa pur di fuggire dall’Atalanta

La mania di reclamare scuse pubbliche sembra contagiare anche il calcio italiano. L’ultimo didascalico esempio proviene da Bergamo dove, la notizia di una cena tempestosa tra il presidente dell’Atalanta, Ivan Ruggeri, e l’allenatore, Colantuono, è finita sul quotidiano locale, L’Eco di Bergamo, grazie a una pepata intervista rilasciata dal direttore aziendale Cesare Giacobazzi. «Deve scusarsi con il presidente nei confronti del quale ha usato toni e contenuti sicuramente irrispettosi» la motivazione accompagnata dalla maliziosa interpretazione del dissidio («ha appena rinnovato il contratto con noi e ora vuole andarsene»).
A stretto giro di intervista, le scuse sono arrivate puntualissime firmate dal vulcanico allenatore dell’Atalanta, Stefano Colantuono, il quale ha ammesso che l’incontro galeotto di sabato scorso è stato scandito «da toni molto accesi e polemici». Prima confessione seguita dalla seconda: «Ho presentato le scuse per la forma non per la sostanza del colloquio». E qui la vicenda diventa un giallo. «Non c’entra niente la mia carriera futura, c’entra invece il fatto che il presidente stesse, ancora una volta, disattendendo un impegno preso nei confronti del mio staff» il chiarimento fornito da Colantuono.
Alla fine, tra scuse richieste e ottenute, è riuscito ad emergere il vero nodo tra l’Atalanta e Colantuono che sta poi alla radice del turbolento incontro e della successiva richiesta di scuse. Il club deve reclutare un altro tecnico e di questi tempi la ricerca non è semplice. «Possiamo risparmiare sullo stipendio ma non sul rendimento» obiettano dagli uffici dell’Atalanta calcio. E lo stesso Colantuono, per prudenza, ha ammesso «di aver bisogno del consenso del presidente Ruggeri» per ottenere la libertà di volare verso Palermo, fra le braccia del pirotecnico Zamparini deciso a rifare la squadra siciliana cominciando dalla panchina. «Il mio futuro è tutto da vedere» è la frase di Colantuono che ha preso a muoversi con circospezione per non irrigidire Ruggeri e restare vincolato al contratto sottoscritto solo qualche settimana fa, prima di ricevere il sondaggio telefonico dell’emissario di Zamparini.
La morale è sempre la stessa. Nel calcio italiano, i contratti valgono in modo unilaterale, solo per le società che hanno l’obbligo di rispettarli fino in fondo. Per calciatori e allenatori, invece no. E forse bisognerebbe ripartire da qui, un giorno o l’altro.