Colesterolo, il killer che uccide ogni 2 secondi

È il primo responsabile di ictus e infarti che colpiscono 17 milioni di persone l’anno

Luigi Cucchi

Che rischi comporta avere il colesterolo alto? Fino a quale limite non si corrono pericoli? Quando si moltiplicano le probabilità di avere un infarto? Cosa significa rischio globale? Le malattie cardiovascolari come vanno combattute?
Queste ed altre domande sono state fatte a pazienti e medici di famiglia di dieci diversi Paesi, tra i quali Francia, Regno Unito, Danimarca, Brasile, Messico. I risultati di questa indagine «From the Heart» (dal profondo del cuore), effettuata da Adelphi International Research, sono stati presentati a Parigi e sono in realtà deludenti. L’inchiesta rivela che la maggior parte dei pazienti non conosce il proprio livello di colesterolo, non sa quali sono i reali pericoli. «A poca sensibilità e consapevolezza nei confronti delle malattie cardiovascolari – ha dichiarato Richard Hobbs, dell’università di Birmingham, coautore dell’indagine. È molto debole la conoscenza anche tra le persone a cui è stato diagnosticato un colesterolo elevato. Il rischio di essere colpiti da infarto e da ictus è in realtà sottovalutato, nonostante le molte campagne di sensibilizzazione effettuate negli ultimi anni. Poche persone sono consapevoli dell’importanza della dieta, dello stile di vita, di trattamenti efficaci per ridurre la probabilità che si verifichi un evento fatale così invalidante».
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità metà dei decessi e delle invalidità conseguenti a malattie cardiache potrebbero essere evitati seguendo le terapie indicate. La metà dei pazienti con alti livelli di colesterolo e trattati con farmaci non raggiunge livelli soddisfacenti perché interrompe la terapia o non la segue con determinazione. «Fermarsi a metà strada non abbassa i rischi reali», precisa Leif Erhardt, un professore svedese a capo del Dipartimento di cardiologia dell’Università di Malmoe, che ha presentato alcuni aspetti dell’indagine ricordando le conseguenze delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte nei Paesi occidentali.
Nel mondo le vittime di questa patologia sono ogni anno oltre 17 milioni, pari a una morte su tre. Ogni due secondi muore una persona per problemi al cuore o ai vasi sanguigni, ogni cinque si registra un infarto (7,2 milioni annualmente nel mondo), ogni sei un ictus ( 5,5 milioni). Nella sola Europa muoiono per malattie cardiovascolari ogni anno oltre cinque milioni di persone, pari al 52% dei decessi totali. Muoiono per questa patologia più del triplo delle persone che periscono per eventi accidentali, quali incidenti stradali, incendi, annegamenti. Le vittime sono ben superiori a quelle di tutte le forme di cancro messe assieme. Nel 1990 i decessi per malattie cardiovascolari erano pari a 13,1 milioni (26% dei decessi totali), nel 1999 erano 16,9 milioni. Si prevede entro il 2020 di salire a 24,8 milioni, 36,3% dei decessi totali.
«Vi sono fattori di rischio che sono immodificabili. Non possiamo intervenire sull’età, il sesso, la nostra storia personale e familiare», precisa il professor Franco Bernini, ordinario di farmacologia dell’Università degli Studi di Parma, commentando a Parigi i risultati dell’indagine. «Su altri fattori come il colesterolo elevato, la pressione alta, il diabete di tipo 2, l’obesità, il fumo, possiamo e dobbiamo intervenire», sostiene il farmacologo che da oltre venti anni compie ricerche sulle malattie cardiovascolari. Bernini iniziò le sue ricerche all’Università di Milano assieme al professor Rodolfo Paoletti, tra i pionieri al mondo nello studio del colesterolo. Con una alimentazione corretta e sana si può far scendere il colesterolo, ma difficilmente il calo supera il dieci per cento. L’attività fisica è anch’essa determinante, ma se si vuole incidere sul rischio globale il colesterolo va abbassato il più possibile: anche sotto i 100 milligrammi per decilitro di sangue se si è in presenza di altri fattori di rischio che fanno aumentare le probabilità che si verifichino gravi eventi cardiovascolari. Per raggiungere questo obbiettivo a Parigi i farmacologi europei sono tutti d’accordo: il colesterolo va combattuto sul piano farmacologico con l’impiego delle statine. Oggi il colesterolo C–Ldl (quello definito cattivo), può essere ridotto anche della metà, con un farmaco – hanno dichiarato i ricercatori che hanno seguito l’indagine - tra i più efficaci e di ultima generazione come la rosuvastatina che si è dimostrata attiva anche impiegata a bassi dosaggi.