Collage, sogni e ricordi L’album d’artista di Ranedda De Ranedo

Più di 240 collage, 151 personaggi, 18625 ore di lavoro, 320mila ritagli di giornale. Tre valigette blu che raccolgono un sogno, cominciato 15 anni fa «quando ebbi occasione - racconta Dominga Domenica Bruna Ranedda de Ranedo - di acquistare un album da sposa e pensai che un giorno avrei raccolto in uno di essi tutti i personaggi famosi e non da me incontrati durante la mia carriera» che si avvera venerdì 20 aprile alle 15,30 alla Libreria del Corso di Corso Buenos Aires a Milano. É l’opera di Dominga Ranedda De Ranedo che raccoglie, nella forma artistica del collage, ricordi, incontri, impressioni collezionati durante la sua lunga e intensa carriera da giornalista. Ci sono i personaggi della vita e della cultura milanesi, dall’ex sindaco Gabriele Albertini a un altro ex sindaco Aldo Aniasi, da Sergio Escobar a Luca Ronconi, da Giorgio Strehler alla famiglia Moratti, e poi gli artisti Ornella Vanoni, Gino Paoli, Giorgio Gaber, Patti Pravo, Carla Fracci, Mina. Le penne storiche, i papi, i grandi politici internazionali, Churchill, John F. Kennedy, Margaret Thatcher.
«Questo libro di Ranedda - scrive Salvatore Carruba, ex assessore alla Cultura di palazzo marino - è certamente insolito e perciò meritevole di attenzione. Con i suoi collage ispirati a diverse figure che accompagnano la cronaca dei nostri giorni, Ranedda ha formato una sorta di galleria contemporanea che, dei personaggi individuati, individua un tratto distintivo e una peculiarità, talvolta perfino un tic. Emerge così - continua Carruba - l’autentica personalità dell’autrice, una giornalista esperta e apprezzata, che si destreggia qui non solo con le parole, ma anche con le immagini, dando prova della stessa capacità, propria del vero professionista dell’informazione, di descrivere con pochi tratti una personalità».
«La voce del silenzio» è l’emblematico titolo dell’opera, raccolta in tre valigette blu, a spiegarlo è la stessa autrice: «Fondamentale come mia fonte di ispirazione è il silenzio delle nuraghe. Amo definirmi una “piccola Nuraghe“ e il silenzio dei nuraghe, ascoltato per tanti anni, mi ha ispirato la capacità di comprendere l’umanità e reinterpretarla attraverso il collage». Perchè il collage? «All’uso dei questa tecnica - spiega Dominga Ranedda De Ranedo - che avevo appreso sotto la guida di un grande maestro, fui poi incoraggiata anche dallo stesso Pablo Picasso quando lo intervistai, protetto dal sole di Provenza da uno dei suoi famosi cappelli di paglia, a Cagnes sur mer, dove organizzava la sue corride. Gli mostrai il mio lavoro e il suo commento fu «Hai una mano felice, continua pequena“. E io continuo».