Colle contro Durnwalder "Festeggiare l'Unità" La replica: "Non ci sarò"

Lettera al governatore dell'Alto Adige dopo il &quot;no&quot; alla partecipazione alle celebrazioni dei 150 anni: non può parlare a nome di una &quot;pretesa minoranza austrica&quot;. Durnwalder replica: &quot;Non ci sarò&quot;. Gli assessori italia: &quot;Noi parteciperemo&quot;. <a href="/interni/inutile_festeggiare_nazione_che_non_esiste/11-02-2011/articolo-id=505110-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Se la Nazione non esiste</strong></a> / M. Cervi

Roma - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "richiama" il presidente della provincia autonoma di Bolzano Durnwalder che ha deciso di non aderire alle celebrazioni per i 150 dell'unità d'Italia. E lo ha fatto inviandogli una lettera nella quale ha espresso "sorpresa e rammarico" per le espressioni con le quali Durnwalder ha commentato il "no". Il capo dello Stato, si legge in una nota del Quirinale, ha "rilevato" che Durnwalder non può parlare a nome di una "pretesa minoranza austriaca" e ha sottolineato la propria "fiducia che l’intera popolazione2 della provincia si riconosca nelle celebrazioni.

La lettera "Il Capo dello Stato - si legge nella nota - ha rilevato che il presidente della provincia di Bolzano non può parlare a nome di una pretesa 'minoranza austriaca' dimenticando di rappresentare anche le popolazioni di lingua italiana e ladina, e soprattutto che la stessa popolazione di lingua tedesca è italiana e tale si sente nella sua larga maggioranza". "Il Presidente della Repubblica - conclude la nota del Quirinale - ha espresso quindi la propria fiducia che l’intera popolazione della provincia di Bolzano possa riconoscersi pienamente nelle celebrazioni della nascita dello Stato italiano, nello spirito dei principi sanciti dagli articoli 5, 6 ed 11 della Costituzione repubblicana".

Durnwalder replica: "Io non ci sarò" "Il gruppo linguistico tedesco non ha nulla da festeggiare. Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo fare parte dello Stato italiano e per questo non parteciperò ai festeggiamenti". Risponde così Durnwalder al presidente della Repubblica. "Gli assessori italiani sono liberi di festeggiare l’Unità d’Italia, ma non in rappresentanza della provincia autonoma. Scriverò al presidente Napolitano - dice Durnwalder - per illustrare i motivi per i quali non parteciperò alle celebrazioni. I sudtirolesi hanno sofferto molto tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, non vedo veramente giustificazioni per festeggiare questa ricorrenza. Nel 1861 - aggiunge - l’Alto Adige non faceva parte dell’ Italia e nel 1919 non è stato chiesto alla popolazione se voleva passare dall’Austria all’Italia". Il governatore dice di aver ricevuto molte lettere di cittadini che condividono la sua scelta. "Di certo - prosegue - molti altoatesini di lingua tedesca e ladina non accetterebbero una mia partecipazione. Sono anche convinto che gran parte della popolazione di lingua italiana capisca la mia decisione". Durnwalder sottolinea che "gli assessori italiani sono certamente liberi di festeggiare l’Unità d’Italia. Non delegherò al mio vice la rappresentanza della provincia autonoma, perché a questo punto ci potrei anche andare io stesso".

Gli assessori italiani: noi ci saremo "A seguito delle parole del capo dello Stato ribadiamo che parteciperemo alle iniziative di festeggiamento dei 150 anni dell’Unità d’Italia che verranno svolte, anche a livello locale, perché pensiamo sia importante esserci". Lo annunciano gli assessori provinciali di lingua italiana Christian Tommasini e Roberto Bizzo (entrambi Pd). "Parteciperemo come assessore e vicepresidente della Provincia, funzioni istituzionali previste dallo Statuto d’Autonomia", precisano Tommasini e Bizzo. "Capiamo - aggiungono - che anche in questo evento si debba tener conto della storia particolare di questa terra, ma di certo i festeggiamenti dell’Unità d’Italia non sono contro nulla e nessuno". I due assessori sottolineano di non volere "che un’occasione importante come i 150 anni dell’Unità d’Italia si trasformi in un momento di tensione. Questa deve essere un’occasione gioiosa e di festa. La festa di tutti e l’occasione per ribadire concetti unificanti come la solidarietà tra il Nord e Sud del Paese".