Il Colle preoccupato per le tensioni Italia-Usa

Roma - Macché spaccatura, ma quale crisi diplomatica. «Con gli Stati Uniti - assicura Giorgio Napolitano - non c’è nessuna grave frattura, nessuna incomprensione». E se anche, insiste, c’è stata qualche recente freddezza e qualche divergenza di opinioni, non si tratta comunque di «episodi preoccupanti» o di strappi irreparabili. «Gli americani - spiega il capo dello Stato - , che in passato hanno avuto un ruolo molto importante nel favorire la nascita del progetto comune, adesso hanno interesse che l’Europa si assuma le sue responsabilità sulle grandi questioni della pace, della sicurezza e della lotta contro il terrorismo».
A cinquant’anni dai Trattati di Roma, intervistato dal direttore del Tg1 Napolitano parla della Ue e dei rapporti non sempre idilliaci con Washington. Ma tra le sue parole si può leggere anche tutta l’apprensione per la burrasca che si è scatenata tra Italia e Usa dopo la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Una tempesta che il presidente vorrebbe placare subito, anche in vista del delicatissimo voto di martedì sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. Le alleanze, avverte il capo dello Stato, vanno conservate con cura. «Le minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, alla convivenza civile e alla legalità che ne è presidio e garanzia presentano oggi natura e dimensioni tali» che non si può pensare a «una risposta solo a livello nazionale».
Gli americani dunque devono restare nostri amici, come ai tempi di Eisenhower, «che guardava con grande simpatia al progetto europeo». E lo scontro tra i due governi è una pagina da girare subito.
Dal Quirinale in queste ore è filtrata una certa «preoccupazione» per l’intensità della polemica, accompagnata però da un invito a mantenere i nervi saldi. Certo, le tensioni ci sono ed è impossibile far finta che non esistano. Ma, si ragiona sul Colle, non si può «seguire l’onda emotiva». Tanto più che queste divisioni sulla strategia da seguire in caso di sequestri sono diventate ricorrenti.
Linea dura o trattativa? Senza bisogno di tornare al caso dell’Achille Lauro, basterebbe ricordare che queste divergenze di vedute, più o meno accentuate, sono venute fuori ogni volta che c’è un italiano rapito in una zona calda del mondo. Dal sequestro di Giuliana Sgrena, la cui liberazione è coincisa con la morte del dirigente dei servizi segreti Nicola Calipari, alla vicenda di Simona Pari e Simona Torretta, le volontarie per il cui ritorno a casa si è parlato di un riscatto in denaro. Adesso lo stesso problema si ripropone per il caso Mastrogiacomo.
Come uscire fuori da questa situazione? Prendendo atto che tra noi e gli americani esistono due idee e sensibilità diverse, si può, secondo il presidente Napolitano, cercare almeno di darsi una regola interna bipartisan. Si può cioè aprire un tavolo e stabilire dei codici di comportamento approvati da tutti e validi per tutti, al di là di chi c’è in quel momento a Palazzo Chigi.