«Collegamenti tra l’esercito e gli sceicchi dei sequestri»

Ufficiali doppiogiochisti coinvolti anche nell’attentato del 2000 alla nave Usa «Cole» ormeggiata ad Aden: 17 marinai morirono

Gian Marco Chiocci

da Roma

In gergo è chiamato «punto di situazione». Più semplicemente il documento sullo stato dello Yemen elaborato dai nostri 007 a uso e consumo degli addetti ai lavori (governo e intelligence) è un’analisi spietata sulla «situazione-sequestri», e dunque sui «pericoli di infiltrazione di Al Qaida nei clan che rapiscono cittadini stranieri». Il rapporto spazia dalla tribù originaria di Osama Bin Laden agli ufficiali «doppiogiochisti» dell’esercito yemenita (lo stesso impegnato nelle trattative coi ribelli che tengono prigionieri i cinque cittadini italiani), dalle cellule integraliste «che hanno giurato fedeltà eterna allo sceicco Hasan Bin Misa al-Hidi» ai kamikaze che avevano in animo di far saltare la nostra ambasciata nella capitale Sanaa.
Gli analisti dei Servizi osservano come in cima ai problemi vi sia l’assoluta incapacità di tenere completamente sotto controllo ogni area del Paese. «Le tribù rivestono ancora un ruolo spesso nevralgico nella società» e hanno forza contrattuale e autonomia garantite «dalla pressoché libera circolazione nel Paese di pistole, fucili, mitragliatori, esplosivi». Per avere un’idea della consistenza della Santabarbara yemenita bisognerebbe riflettere su una ricerca pubblicata dal giornale Arab on line che a fronte di una popolazione di 20 milioni di abitanti calcola un giro di armi pari a 60milioni di pezzi: un piccolo assaggio si è avuto fra luglio ed agosto quando in più manifestazioni antigovernative (contro la chiusura di 24mila scuole coraniche d’impronta fondamentalista o per l’aumento del costo di alcuni beni di consumo) i dimostranti hanno sparato ripetutamente contro le forze di polizia.
Tornando ai sequestri di occidentali e ai ripetuti tentativi di un’«eterodirezione complessiva» dei rapimenti da parte di Al Qaida, non si può non notare come l’andazzo di colpire i turisti sia triplicato rispetto ai primi anni Novanta. L’area più battuta dai predoni resta sempre quella del sito archeologico di Ma’arib, a nord di Sanaa. «Se prima l’obiettivo dei clan era finalizzato a ottenere scuole e strade migliori, oggi punta a una forte contrapposizione politico-religiosa: si insiste sempre di più nelle richieste di immediata liberazione di congiunti o conoscenti reduci dalla guerriglia irachena, come accaduto in occasione del rapimento di due cittadini austriaci (e in precedenza di altri cinque occidentali) dove «era stato sollecitato il rilascio di tre membri dello stesso clan fermati di ritorno dalla Siria con l’accusa di terrorismo all’aeroporto di Sanaa». Di nobili ideali si parla sempre meno. Basta medicine, viveri, scuole o strade asfaltate: il prezzo è cambiato, è più alto, la merce di scambio è stabilita dalla nuova frontiera dell’integralismo islamico.
«Essendo lo Yemen il Paese di origine della tribù di Osama Bin Laden - continuano i Servizi - ha da sempre avuto molti seguaci di Al Qaida, oltre 10mila uomini hanno combattuto in Afghanistan, almeno 2mila si sono attivati per campi d’addestramento di mujaheddin, una nutrita colonia è stata recentemente dirottata personalmente a Falluja da Abu Musab al-Zarqawi». L’ombra di Osama oggi si allungherebbe sia sull’irreversibile «riconversione» nel campo dei sequestri di persona sia sulla sotterranea, invisibile, penetrazione del network qaidista negli apparati di sicurezza locali.
Il diplomatico yemenita Ahmad Abdullah Al-Hasani dopo aver presentato richiesta d’asilo in Gran Bretagna, ha defezionato e vuotato il sacco, puntando l’indice su alcuni alti ufficiali dell’esercito che avrebbero rapporti con gli «sceicchi dei sequestri» e avrebbero avuto un ruolo nell’attentato del 2000 alla nave Uss-Cole ormeggiata nel porto di Aden (17 marinai uccisi). In particolare Al-Hasani si sarebbe soffermato sulla figura del generale Ali Muhsin Al-Ahmar implicato a fondo, a suo dire, nel rapimento di 16 turisti occidentali nel dicembre del 1998 organizzato dall’Esercito Islamico Aden-Abidjan e sfociato in tragedia (4 morti, numerosi feriti) dopo un blitz mal riuscito delle forze di sicurezza: «So che Al-Ahmar ha ospitato nella sua casa di Sanaa quei terroristi, e quanto agli esecutori dell’attacco alla Cole sono nomi noti, vicini, ben conosciuti ad alti ufficiali dell’Esercito».
Interessati ai rapimenti nella regione del Sirwah anche i seguaci dello sceicco kuwaitiano Bin Musa al-Hidi, guida spirituale salafita. Il 23 novembre scorso apparati della sicurezza yemenita hanno seguito e sgominato una sua cellula vicina ad Al Qaida: dodici persone in tutto. Fra minacce e moniti al governo, sono tuttora sospettate di aver provato a far proselitismo e pubblicità organizzando un sequestro collettivo di turisti fai da te.