Un collezionista ligure il proprietario del cervello del Duce

È un collezionista ligure ad avere messo all’asta su internet il cervello di Benito Mussolini. Il giorno dopo il finimondo scatenato da Alessandra Mussolini, nipote del Duce, con conseguente ritiro della vendita online, il protagonista si «confessa» al Corriere della sera che pubblica la sua intervista sul suo sito, ovviamente senza svelare l’identità del collezionista.
E le parole del diretto interessato servono soprattutto a fare chiarezza anche su alcuni interrogativi che avevano alimentato gravi sospetti di furti e trafugamenti dai laboratori del Policlinico di Milano. La realtà delle cose sembra assai più banale. «Una parente stretta del proprietario dei vetrini sui quali erano stati analizzati i reperti del Duce - racconta l'inserzionista di e-Bay al Corriere della Sera - notò nel mio ufficio alcuni cimeli d'epoca, parlammo così della mia passione di collezionista e tempo dopo mi regalò la lettera e i vetrini. Posso immaginare che i prelievi istologici siano stati conservati dal tecnico nel 1945 dopo le analisi mentre altri andarono distrutti». Una banale casualità ha insomma voluto che quei «resti» di laboratorio, per molti anni e da molte persone considerati quasi insignificanti, finissero nella collezione di un ligure che ora aveva deciso di far «fruttare» il suo piccolo tesoro storico.
L’asta, con una base iniziale di 15mila euro, è stata subito bloccata, ma potrebbe anche essere in parte riaperta. Se non verranno certamente venduti i vetrini, potrebbe invece essere messa all’incanto la lettera scritta a mano con la quale un perito del Policlino accompagnò il materiale da lui studiato. «Io sottoscritto Doria Mario tecnico analista presso il Policlinico di Milano fui incaricato nei primi giorni del maggio 1945 di eseguire preparati istologici da materiale cerebrale del fu Benito Mussolini per incarico dell'allora direttore di Medicina Legale prof. Cattabeni - si legge nella missiva datata 1987 -. Confermo che i vetrini istologici in possesso del professor Virginio Gagliardi corrispondono a quanto descritto». Cioè a reperti prelevati dal cervello del Duce. Per il collezionista ligure non tutto è perduto.