«Collina non c’entra niente con la cupola del calcio»

Il procedimento riguardava i rapporti telefonici con Meani e Galliani. L’ex fischietto: «Sono felice, ma ero certo della mia buona fede»

Gian Piero Scevola

Pierluigi Collina non c’entra con lo scandalo del calcio che ha infiammato l’estate. Quello che per sei anni è stato il miglior arbitro del mondo, orgoglio e vanto delle nostre giacchette nere; il parafulmine che ha preso su di sé tutti i guai e gli errori dei fischietti di casa nostra nobilitando la funzione arbitrale come mai in passato, è uscito indenne dalla bufera di moggiopoli. La Disciplinare dell’Aia ha infatti giudicato «improcedibile per carenza di giurisdizione» il procedimento per il deferimento di Collina. Tale procedimento era scattato il 18 settembre scorso nell’ambito di calciopoli e riguardava i rapporti telefonici con l’ex addetto agli arbitri del Milan, Leonardo Meani e con il vicepresidente rossonero Adriano Galliani, contattato però come presidente di Lega. Il nuovo regolamento Aia, all’articolo 3, prevede tra l’altro che «gli arbitri sono sottoposti alla potestà disciplinare degli organi della Figc per la violazione delle norme federali», mentre «la giurisdizione domestica dell’Aia ha unicamente competenza disciplinare per le questioni di stretta natura associativa e che non riguardino in alcun modo altri tesserati o società della Figc».
«È una grande soddisfazione, sono contento», il commento di Collina. «Non sono sorpreso, ero assolutamente convinto che si sarebbe arrivati a questo, non avevo dubbi a tale proposito e per questo ho accettato di sottopormi al giudizio dell’Aia, anche se di questa non facevo più parte (ha infatti rassegnato le dimissioni il 29 agosto 2005 per il contratto pubblicitario con la Opel, ndr). Sono contento che si sia entrati nel merito da parte della procura federale, di valutare i miei comportamenti che ho sempre creduto assolutamente leciti. Siamo arrivati in fondo con un giudizio di questo tipo e non posso che essere assolutamente soddisfatto». Collina potrà ora dedicarsi con assoluta tranquillità all’incarico di componente della commissione arbitrale Uefa.
L’ex fischietto viareggino era stato considerato persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli e, per tale motivo, interrogato dai carabinieri di Roma lo scorso 16 maggio. Sotto esame i motivi delle sue dimissioni, la gestione Bergamo-Pairetto, il mancato incontro con Lanese e la telefonata tra Bergamo e Moggi che voleva una punizione nei sui confronti dopo Atalanta-Juventus. Collina aveva anche chiarito il tenore delle telefonate con Meani e la «volontà di incontrare Galliani nella sua veste di presidente della Lega proprio in virtù delle possibili scelte future in tema di gestione della Can, auspicando un incontro in Lega e quindi nella sede più istituzionale». Per la Procura Federale tutto regolare, per quella arbitrale no. E ora la fine del caso.