Per il colloquio di lavoro ci vuole stravaganza E lunghezza milanese

Basta camicia e cravatta: gli stilisti lanciano le caviglie scoperte. Ma sempre con puntualità

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Firenze «Meglio portarlo di persona e ricordarsi sempre che la prima impressione è quella che conta» dice Brunello Cucinelli del curriculum, croce e delizia di ormai troppe generazioni d'italiani disoccupati. Nella sua posta ne arrivano 70 mila all'anno e ci sono due persone incaricate di vagliarli uno per uno e di rispondere a tutti. Inevitabile quindi chiedergli come ci si deve vestire d'estate per un colloquio di lavoro visto che il clima torrido in cui si sta svolgendo l'edizione numero 92 di Pitti Immagine Uomo, produce danni pressoché irreparabili perfino sull'inteccherito popolo della moda. «Devi essere vestito bene per cui serve una giacca che ti metta in modo garbato» esordisce l'imprenditore-filosofo svelando le nuove proporzioni del capo in questione: più lunga (76 centimetri rispetto ai 71 di due stagioni fa) non chilometrica come una volta (negli anni Ottanta arrivava 10 centimetri sotto al lato B per un totale di 80) ma sempre ben avvitata sul corpo per esaltare le spalle e i muscoli pettorali. «Sotto continua ci vuole un pantalone con una o due pinces e la cosiddetta lunghezza milanese che lascia leggermente scoperta la caviglia». Inevitabile a questo punto un dibattito su calzino e cravatta: lui porta entrambi, ma a un giovane abbronzato che non cerca lavoro in banca consiglia anche niente calze e polo oppure T-shirt invece della camicia che in ogni caso richiede la cravatta. Dello stesso avviso è Luigi Lardini, direttore creativo dell'azienda di famiglia che a Filottrano, in provincia d'Ancona, produce 2000 capi al giorno di eccelsa qualità manifatturiera. «Camicie e cravatte devono essere negli stessi tessuti e materiali» spiega mostrando una bellissima variante in popeline di cotone elasticizzato color khaki sotto a un ensemble composto da giacca e gilet in lino effetto stuoia che lascia passare l'aria da tutte le parti. «Torna lo spezzato conclude l'abito da giorno non è più solo grigio oppure blu, ci sono molte variazioni sul tema dei più moderni cromatismi coloniali». Gisberto Carlo Sassi, amministratore delegato del brand Doriani Cashmere ammette solo beige oppure blu per la giacca destrutturata in lino da solo o misto seta, ma in compenso è più tollerante sul resto. «La cravatta è inutile in caso di colloquio informale spiega - basta una bella polo in piquet oppure una camicia aperta sul collo purché lavata e stirata da poco. Certo se uno vuole entrare in banca la musica cambia, ci vuole tutto l'armamentario del classico che rassicura». Da uomo di rara eleganza ed estremo buon senso a tutti vieta le scarpe classiche senza calze, le sneakers in ogni occasione e quell'obbrobrio chiamato fantasmino che renderebbe sessualmente inaccettabile perfino un bronzo di Riace in carne e ossa. A dire la cosa più originale su come vestirsi per un colloquio di lavoro è Paolo Pecora, gran maestro della maglieria e direttore creativo del marchio eponimo nato nel 1985. «La cravatta è un segno di freschezza sostiene basta portarla in un contesto meno rigido del doppiopetto sartoriale». Le sue sono in maglia o per meglio dire in jersey: il tessuto più moderno e versatile che ci sia. Pecora ha costruito un intero guardaroba con questo materiale che permette di impacchettare le giacche in una bustina. Oltre al cosiddetto «Knit Wardrobe» nello stand fa bella mostra di sé una capsule di polo e felpe create per Champion. «La prima cosa da fare per un colloquio di lavoro è arrivare puntuali e poi devi essere naturalmente stravagante» conclude Claudio Marenzi amministratore delegato di Herno e neo presidente di Pitti. Per la puntualità consiglia l'uso in città di una bella bici, la sua è fatta in carbonio da Rizoma, non ha la classica catena piena di grasso in cui s'impiglia l'orlo dei calzoni e viene venduta dentro una scatola come un I-phone. Costa 2500 euro ma c'è già una stupenda collezione di capi tecnici Herno per arrivare asciutti e ben vestiti anche se hai pedalato come un pazzo sotto un acquazzone estivo.