Collovati avvisa la Signora «Dovrà giocare da Toro»

«Tutti ti aspettano con il coltello tra i denti. Al Sud rimediammo sonore sconfitte. Conta più l’aggressività del talento. Del Piero o Nedved da soli non possono vincere una partita»

Tony Damascelli

Collovati Fulvio, da Teor. Campione del mondo nel 1982. Collovati Fulvio, a ventitré anni, scivolò in serie B, stagione 1980-81, con il Milan allenato da Giacomini, con sodali illustri, tipo Baresi, Antonelli, Bet, Buriani, De Vecchi, Evani, Maldera, Novellino, Piotti e Tassotti. Bei tempi, si usa dire ma non in questo caso. Oggi il caso riguarda la Juve e dunque Collovati Fulvio che due anni dopo lasciò il Milan, nuovamente retrocesso, per andarsene all’Inter ed evitare la nuova B, spiega ai bianconeri che aria tira là sotto, che cosa si deve fare e che cosa evitare.
Da dove vuole incominciare?
«Dal fatto che nessuno di noi voleva crederci, così come penso nessuno dei bianconeri oggi. Soltanto con l’inizio del campionato ti rendi conto che è cambiato tutto. Per noi fu un colpo durissimo, c’era la rassegnazione, subentrò lo sconforto, durante i giorni del ritiro non si capiva veramente quello che sarebbe accaduto».
Tra coppa Italia, amichevoli e tornei estivi però qualcosa si capisce.
«No, ecco l’errore. Queste partite sono fasulle, illudono, non dicono nulla, sono allenamenti, la realtà della serie A, alla quale si è abituati, viene stravolta da quella di B».
Un inferno, non esageriamo.
«Sono passati oltre vent’anni, il calcio è cambiato, d’accordo, ma la Juventus sappia che l’aspetteranno al casello, così si diceva allora, per molestarla, per insultarla. Ricordo che quando andavamo al sud erano dolori. A Taranto ne beccammo tre, a Foggia uno, di notte i tifosi venivano sotto le finestre dell’albergo per non farci dormire e ci riuscivano».
Questo accadeva negli anni Ottanta, ora sono cambiati gli alberghi...
«Scherzi a parte i miei amici bianconeri sappiano che troveranno avversari pronti a giocare la partita della vita perché sfideranno non soltanto la maglia ma anche i cognomi illustri».
Che torneo è, allora, quello di B?
«C’è qualità ma scarsa, c’è quantità, c’è rabbia, c’è un ambiente caldissimo. Potrei quasi dire che non si gioca soltanto a calcio ma contano l’aggressività, la determinazione».
In fondo sono caratteristiche tipiche della Juventus.
«In parte è vero ma se i bianconeri non si offendono suggerirei loro che la Juve dovrà giocare da Toro, dimenticandosi di essere stata quella che è stata, non pensando che basti il nome».
Deschamps è tipo da battaglia.
«È un professionista intelligente, preparato, però per la realtà della serie B probabilmente la Juventus avrebbe avuto bisogno di uno come Novellino, che ha già in tasca cinque promozioni, che ha fame».
Anche i nuovi dirigenti sembrano inesperti.
«Non hanno esperienza di football e di B. Il solo capace di trasmettere questa fame, questa rabbia sarebbe Tardelli e mi auguro che qualcuno lo capisca e che Marco venga premiato».
Che cosa potranno fare Del Piero, Nedved, Buffon in serie B?
«Dovranno essere gli esempi altrimenti la squadra andrà in difficoltà. Ma sappiano anche che da soli non potranno vincere la partita, come accade invece in serie A. Prendete la coppa Italia, a Napoli Del Piero ha segnato due gol ma la Juve è stata eliminata ai rigori. Nedved ha lo spirito ideale per questa battaglia e poi ci sono altri, come Giannichedda, gente tosta per la lotta. Dovranno lottare anche i dirigenti, è finito il tempo delle battaglie legali, la B non è una passerella lungo la quale esibirsi, anzi per la Juve ci saranno altri problemi».
Si spieghi.
«Le capiterà di portarsi appresso la vicenda delle intercettazioni, la insulteranno. A noi davano dei mariuoli, io schiumavo rabbia, non avevo colpe, le responsabilità erano di altri. Buttammo in campo questa determinazione, il Milan di Giacomini giocava un brutto football, alla fine vinse per la superiorità tecnica di alcuni elementi».
A proposito di sentenze. Totti ha detto che soltanto la Juve ha pagato.
«Non ha detto cose sbagliate, ci sono state altre responsabilità ma la giustizia sportiva è stata benevola in alcuni casi».