«È il colmo dell’ipocrisia, frutto di una cultura maschilista»

L’Islam vuole anche i maschi puri alle nozze Ma non accade

Randa Ghazi, 21 anni, è nata in Italia da genitori egiziani, ed è l’autrice di tre libri di successo: dall’opera d’esordio Sognando Palestina, pubblicato nel 2003 a soli 15 anni, all’ultimo Oggi forse non ammazzo nessuno, pubblicato nel 2007 per Fabbri Editore.
In Francia tra le ragazze islamiche è boom per gli interventi che ricostruiscono la verginità. E in Italia?
«Sinceramente non ne ho mai sentito parlare, ma, vivendo in provincia, la mia frequentazione con la comunità musulmana e con giovani ragazze di seconda generazione come me è limitata. Tuttavia, credo sia un fenomeno molto più comune per chi è nato in Egitto, il mio Paese d’origine, o in qualche altro Stato del Medio Oriente, dove è quasi una costrizione sociale. Per le ragazze musulmane che vivono in Europa immagino si tratti di un fenomeno più limitato: noi che siamo cresciute qui respiriamo un’aria di liberta sessuale che condiziona inevitabilmente le nostre vite».
Lei che cosa ne pensa?
«La vivo prima di tutto come un’imposizione di una società patriarcale legata a degli stereotipi: dal punto di vista religioso anche gli uomini dovrebbero arrivare puri al matrimonio, ma nella realtà sono liberi di avere tutte le esperienze sessuali che vogliono. Solo per le ragazze è percepita come una questione d’onore familiare: in alcune zone, le più retrograde, sono ancora costrette a mostrare, il mattino dopo, il lenzuolo macchiato di sangue, come d’altra parte avveniva nel Sud Italia fino a pochi decenni fa».
L’intervento sembra soprattutto ipocrita.
«E lo è. Ma ad essere ipocrita non sono le ragazze che si fanno l’operazione, è l’intera società che più o meno tacitamente le obbliga. Anche tralasciando che la verginità non è data dall’integrità dell’imene mi chiedo che senso abbia fingere che le musulmane non abbiano esperienze sessuali prematrimoniali. Purtroppo spesso sono le famiglie, più che i mariti, a volersi assicurare di questa “condizione”».
Lo farebbe?
«Non mi passerebbe mai per la testa».