Colombia, brutto colpo per le Farc si arrende un mito della guerriglia

Per il governo di Uribe la sua testa valeva un milione di dollari. Per le Farc era una specie di leggenda vivente, la loro «guerrillera» più famosa e sanguinaria. Domenica notte però Nelly Ávila Moreno, alias Karina, si è consegnata alla polizia colombiana. A stare agli agenti che l'hanno presa in custodia, sono state l'indigenza e la stanchezza a fare breccia là dove né paura né pentimento erano riusciti per più di 20 anni. «Era praticamente morta di fame quando è arrivata», hanno infatti raccontato le forze di sicurezza. Per la guerriglia marxista - composta per un terzo da donne - il colpo d'immagine è stato durissimo. Dopo aver recentemente perso due capi come Iván Ríos e Raúl Reyes, le Farc devono ora fare i conti con la resa della loro eroina più apprezzata.
Le foto dell'arresto parlano da sole. Senza l'occhio destro, perso in combattimento, e con la faccia ed il corpo segnati dalle cicatrici, Karina sembra il ritratto vivo della guerriglia che combatte in Colombia dal 1964. Nelle Farc entrò quando aveva 25 anni (ora ne ha circa 45), i guerriglieri la conoscevano anche con l’alias di «Rocío Arias» o «Janet Mosquera». Il suo primo vero colpo, l'assalto al villaggio di Arboleda nel 2002, si concluse con la morte di 13 poliziotti e 4 civili. Da allora Karina ha accumulato mandati di cattura per omicidio, estorsione e sequestro di persona. Secondo il giornale colombiano El Tiempo, la «guerrillera» avrebbe ucciso anche Alberto Uribe, padre dell'attuale presidente colombiano. Con lei si è consegnato anche il suo compagno sentimentale soprannominato Michín.
L'intelligence di Bogotà le stava particolarmente alle calcagna dallo scorso marzo, da quando aveva preso il posto del suo capo Iván Ríos - ucciso da un fedelissimo - ed aveva assunto il comando del Frente 47, un distaccamento che controlla quattro province colombiane. Forte di questo ruolo, Karina esercitava anche un controllo diretto sulla politica locale, decidendo i sindaci e gli assessori da minacciare, mandare in esilio o uccidere.
Domenica però qualcosa l'ha fatta desistere. Forse la proposta del presidente Álvaro Uribe - che le ha assicurato benefici giudiziari a cambio della sua resa - forse la paura che qualche fedele la tradisse per riscuotere la taglia che pendeva sulla sua testa, o addirittura la situazione di indigenza in cui navigava il Fronte, l'hanno spinta a consegnarsi. Del resto proprio l'assassino del suo capo, l'ex guerrigliero Pedro Pablo Montoya, alias Rojas, le aveva chiesto di arrendersi. Resta il fatto che per le Farc è la peggior notizia possibile.