Colombiano coltivatore di marijuana

L’hanno beccato ancora chino sulle piante coltivate. In garage il «raccolto» dei giorni scorsi, messo accuratamente a essiccare. Oltre un chilo di marijuana della miglior qualità quella sequestrata a un cittadino colombiano trapiantato ad Ardea, Alessandro Z., 45 anni. L’hanno scoperto i carabinieri di Ardea e Marina di Tor San Lorenzo, da tempo allertati da uno strano andirivieni di lampade al neon, prodotti fitosanitari e impianti d’irrigazione in un tranquillo appartamento alla periferia della cittadina. Non solo. Da mesi i militari erano sulle tracce di un consistente movimento di droga fra le comitive di giovani radunati lungo la costa. Anzio e Nettuno in particolare. Da dove proveniva tutta quell’erba? Appostamenti mirati fra i piccoli spacciatori locali, pedinamenti e persino intercettazioni, alla fine, indicano agli inquirenti la pista giusta: deve esserci un produttore locale. A quel punto basta poco per scoprire l’insolito vivaio realizzato su una terrazza nascosta agli occhi dei vicini grazie a un gazebo in legno e plexiglas. Materiali perfettamente compatibili con le esigenze di crescita e sviluppo delle piante: sole e tanta acqua. Il tutto favorito e accelerato, artificialmente, da un impianto a raggi Uva degno di un orto botanico e in grado di assicurare il calore necessario 24 ore al giorno. A mettere in piedi tutto ciò un sudamericano, esperto di droghe leggere e ben inserito nella rete di pusher del sud pontino. «Una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine - precisa il capitano dei carabinieri Antonio Marinucci, comandante della compagnia di Anzio - con precedenti specifici. Al momento dell’irruzione, nonostante stesse curando le piantine, ha provato a negare le sue responsabilità». «Non sono mie, me l’ha lasciate un amico partito per le vacanze», balbetta l’uomo alla vista dei carabinieri, prima di confessare. In serra 4 piante dal peso di 750 grammi, nell’autorimessa oltre 250 grammi di marijuana tagliata e messa ad asciugare, per un totale di un chilogrammo di droga. Infine semi e materiale per il confezionamento della «roba». L’operazione «Maria» è la quarta nelle ultime due settimane solo sul litorale romano.