«Colombo, no alle finte privatizzazioni di sinistra»

«L’Autorità portuale, diversamente da quello che si dice in questi giorni, anche a sproposito, non ha nessun obbligo di cedere le quote di maggioranza, il 60%, nella società Aeroporto. Diverso è il discorso se ci riferiamo all’opportunità di stipulare un contratto con un soggetto privato di mestiere, in grado di far crescere lo scalo in termini di passeggeri e merci»: così Egidio Pedrini, esperto di logistica, già parlamentare della Margherita e poi del Gruppo per le Autonomie, ex consigliere di amministrazione di Alitalia e degli aeroporti di Catania, Palermo e dello stesso Cristoforo Colombo, si inserisce nel dibattito in corso sulla privatizzazione dell’aeroscalo di Sestri duramente contestata dai sindacati. «La legge 84/94, con una norma confermata nella Finanziaria 2008, parla chiaro - insiste Pedrini -. Le Autorità portuali possono costituire ovvero partecipare a società esercenti attività accessorie o strumentali rispetto ai compiti istituzionali loro affidati, anche ai fini della promozione e dello sviluppo dell’intermodalità, della logistica e delle reti trasportistiche. Nel caso del Colombo, siamo perfettamente in linea con la normativa vigente. Altro che vendere a tutti i costi!». La scelta indicata da Pedrini è un’altra: Palazzo San Giorgio dovrebbe mantenere la concessione, ma stipulare un contratto di gestione a una società esperta nel settore specifico. Si eviterebbe il rischio, secondo l’ex parlamentare, di delegare tutto a un concessionario «irrevocabile», mentre con lo strumento del contratto, revocabile in qualsiasi momento se non si raggiungono gli obiettivi prefissati, il «pubblico» è sempre garantito. Quindi «no» al conflitto pubblico-privato. L’esempio è la ipotizzata privatizzazione di RaiWay, la rete delle «strade della comunicazione», cui a suo tempo Pedrini, fra i pochi nella sinistra parlamentare, si oppose d’accordo con l’allora ministro Maurizio Gasparri: «Io sono un liberale non dell’ultima ora - ci tiene a ricordare -, e non sono contrario a priori al pubblico o al privato. Mi sta a cuore, come uomo d’azienda, l’efficienza gestionale. E allora posso dire che a Genova, a chi deve decidere, manca una visione strategica della città». La ricetta? «Resto fedele - conclude Pedrini - a quanto avevo proposto dieci anni fa al governatore Sandro Biasotti e agli amministratori locali: concentrare le forze con le Camere di commercio del Basso Piemonte, favorendo il loro ingresso nell’azionariato dell’Aeroporto e mettendo a sistema la logistica integrata in un’area vasta, affine per interessi economici. Siamo sempre in tempo per farlo».