Le Colonne sotto vetro e sotto tiro Simini: "Costa troppo, prima le scuole"

La giunta si divide sul progetto di recinzione lanciato dal vicesindaco.
Contrario anche Rizzi: «No a un'estate di divieti, c’è un patto con la
parrocchia»

La questione è seria oltre che grave. Le colonne di San Lorenzo continuano a essere un luogo di bivacco e degrado nonostante gli innumerevoli tentativi di conciliare la vita notturna con la sopravvivenza della piazza (e dei suoi abitanti). Non sono bastate le transenne, i contenitori dell’Amsa, i wc chimici, i presidi dei vigili. Così si torna a parlare di chiusura, sia pure nella raffinatezza del vetro. Costo dell’operazione: un milione e quattrocentomila euro. E puntualmente si riapre lo scontro. Vietare sì o no?
Il progetto divide la giunta. Lanciato dal vicesindaco e capodelegazione del Pdl, De Corato, e in modo più attenuato da Cadeo, trova l’immediato stop di Bruno Simini («costa troppo, le nostre priorità devono essere le scuole, le strade e i giardini») e le perplessità di Alan Rizzi. Non si oppone la Curia. «È triste dirlo ma forse l’unica soluzione di buon senso è la chiusura. È accaduto anche col parco delle due Basiliche, all’inizio sembrava che stessero costruendo un campo di sterminio, invece col tempo si è rivelata una soluzione che piace a tutti» spiega l’architetto Carlo Capponi, responsabile dei beni artistici della Diocesi.
Maurizio Cadeo, assessore al Decoro urbano, pensa a una cancellata o a una teca di vetro nelle immediate vicinanze della basilica. Ma Riccardo De Corato, vicesindaco e capodelegazione del Pdl in giunta, rilancia e tira fuori dal cassetto un progetto di fattibilità del 2005, che prevede anche la totale chiusura dell’area tra le Colonne e la Basilica, inclusa la parte centrale della piazza, che ospita la statua di Costantino. «Meglio non dividere lo spazio - spiega De Corato - in modo da tutelare la statua, le colonne e il sagrato. Anche la Sovrintendenza era d’accordo con me».
Il vicesindaco conferma la fama di «recintatore», anche se la proposta questa volta è molto leggera: cancellate di vetro antisfondamento a scomparsa. Attraverso un sistema automatizzato («da affidare al parroco o ai vigili») le staccionate trasparenti potrebbero essere alzate e abbassate a piacimento, in modo da impedire l’accesso notturno. Alan Rizzi, assessore a Sport, Giovani e Tempo libero, esclude un’estate di divieti: «Il cosiddetto tavolo movida si riunirà la prossima settimana, ma il mio assessorato ha già pronto il progetto per le manifestazioni estive, che l’anno scorso hanno funzionato. Abbiamo sottoscritto un patto con la parrocchia e con i giovani». Cadeo ridimensiona: «Il mio obiettivo è la tutela della chiesa, lasciando la piazza libera. Penso a una cancellata tipo quella di Sant’Eustorgio o di Santa Maria delle Grazie, in linea con la tradizione milanese».
Dagli uffici della Curia arriva l’invito ad aprire un dibattito sul senso civico. Continua l’architetto Capponi: «È un peccato che si debba arrivare a soluzioni di questo tipo e a mezzi coercitivi per difendere un bene pubblico, ma quel che accade la notte è una privatizzazione di un bene pubblico». L’area di proprietà della parrocchia è solo quella immediatamente antistante la basilica, ma il problema risulta più ampio: «Non è simpatico per la parrocchia che il portico sia trasformato in dormitorio, dove avvengono offese alla decenza nonostante la presenza dei wc. Insisto, è triste dover mettere in cassaforte un bene pubblico. Sarebbe bello poter fare come in altre città europee, dove i monumenti e le aree verdi non sono recintati».
Nel 2005 la Sovrintendenza aveva indicato la chiusura dell’intera area con recinzioni a scomparsa come la migliore, perché «evita un eccessivo e immotivato frazionamento degli spazi, salvaguardando l’unità compositiva del contesto». Ma aveva anche lanciato l’allarme: «Bisogna tutelare le strutture romane conservate nel sottosuolo».