Colorado, un serial killer fa strage tra i religiosi

Ha sparato in un centro missionario e poi fuori da una chiesa: almeno due morti e sei feriti. Gli era stato rifiutato un tetto per la notte

Denver - L’obiettivo ha una croce al collo. Due azioni a cento chilometri di distanza. Tutti e due in Colorado, tutti e due con religiosi nel mirino: forse un caso, o forse no. Nell’America dal grilletto facile che ha ucciso meno di una settimana fa nel centro commerciale in Nebraska stavolta ha colpito fuori missionari e fedeli. L’uomo con l’arma era giovane: ha bussato alla porta poco dopo mezzanotte, ha chiesto di poter entrare per passare la notte e, alla risposta negativa, ha aperto il fuoco. Un ragazzo misterioso si è lasciato alle spalle due morti, due feriti gravi e molti interrogativi irrisolti in un centro per l’addestramento di giovani missionari evangelici in Colorado.

Arvada è il nuovo luogo del terrore. È alla periferia di Denver, dove la Bibbia dicono di amarla tutti. Anzi no. Non questo giovane che adesso è ricercato dalla polizia di tutto lo Stato e dall’Fbi. I testimoni oculari, ancora scossi, hanno descritto alla polizia un ventenne che indossava un giubbotto scuro. Nel caos del momento, qualcuno lo ha descritto come un ragazzo con gli occhiali e la barba. Altri hanno parlato di uno zucchetto che indossava, definendolo però in seguito qualcosa di più simile a un cappellino di lana, del tipo da sciatore.
Dopo aver sparato e creato il panico, il giovane killer si è dato alla fuga e la polizia ha lanciato una caccia all’uomo in mezzo a una bufera di neve, utilizzando anche cani addestrati. Ma per buona parte della giornata di domenica le ricerche hanno dato esito negativo.
Giallo, allora. Giallo fitto. Ancora di più qualche ora dopo, quando ad Arvada era già arrivata la scientifica e i Csi locali stavano cercando nella neve una traccia del killer e una ragione alla nuova strage.

Altri colpi: revolverate nel bianco di una domenica diversa da tutte le altre. Eccole. Stavolta sono a Colorado Springs, cento chilometri da Arvada, un’ora di auto in condizioni normali, qualcosa in più con il disastro combinato dal cielo in questi giorni prenatalizi. In mezzo si trova Littleton, dove sorge il liceo Columbine, scenario nel 1999 di uno dei peggiori massacri scolastici nella storia americana. Gli spari adesso sono almeno sei, vengono esplosi fuori dalla New Life Church, una delle chiese della città: non muore nessuno, ma i feriti sono almeno quattro. La notizia si diffonde, sembra una giornata incredibile. Secondo indicazioni raccolte dai media del Colorado, la descrizione dell’autore del gesto a Colorado Springs sembra corrispondere a quella del giovane killer che ha agito ore prima in un centro missionario evangelico a Denver. Le autorità non confermano ma hanno il dubbio vero, forte, insistente di trovarsi di fronte a un serial killer di religiosi. Lo sparatore è giovane, ha un cappello in testa. L’analogia è inquietante, la polizia segue una pista precisa. Cerca quell’uomo, ma non basta. Nelle chiese d’America la domenica scorre nella paura.